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FLI e l'illusione ottica di Gianfranco Fini

Il nome è nuovo. Il simbolo anche. E i concetti chiave scelti per la sigla sono immancabilmente libertà e futuro. Esattamente cosa pare non abbiamo e non avremo, in Italia.

di Valerio Lo Monaco


Gli intenti spolverati dalla nuova formazione politica di Gianfranco Fini vanno ben oltre, però. Naturalmente lo slogan è pronto, e lo ripetono (e lo ripeteranno) come marionette tele-guidate tutti gli esponenti e gli pseudo-intellettuali stretti attorno al clan del Presidente della Camera: non è una ex An, ma un Pdl allargato; non è alla destra di, ma il centrodestra del futuro.

Come dire che ci si tiene a precisare, ancora prima che la cosa nasca e si manifesti, di cosa si tratta. Dovrebbe essere il contrario: una cosa nasce, si mostra, e dunque altri, secondo intuizione o riflessione, le danno la connotazione e la posizione assiale, semmai. Invece qui la dichiarazione d'intenti è preventiva. E Futuro e Libertà per l'Italia ci tiene a precisare posizione e natura, lasciando aperte più ambiguità possibili. Il metodo è chiaro: più la politica comunica in modo ambiguo, più lascia il campo alle interpretazione degli elettori. Più si dice qualcosa di vago, più persone hanno modo di credere in essa ciò che vogliono. È la storia dei media di massa: più si abbassa il tiro, più si scende nel semplice e nell'impalpabile, nell'indefinito, più si allarga la base degli spettatori. E si vende pubblicità e si fanno profitti. La tele-politica è questo. E ce ne accorgeremo ancora una volta nei prossimi talk show.

Tutta questa patina di nuovo, però, è finta né più né meno del cerone di Berlusconi. Figuriamoci, era già un agglomerato rinsecchito e rancoroso An, era diventata (meglio, sempre stata) una cloaca il Pdl, figuriamoci unPdl allargato.

Perché se nuovi sono simbolo e nome, vecchio è tutto il resto. A iniziare dagli esponenti, dal metodo di coalizione e di posizionamento, e dalla struttura stessa.

È sempre quel Gianfranco Fini lì (come dall'altra parte, beninteso, i D'Alema, i Bersani, i Veltroni e i Prodi, sia chiaro) a decidere e di conseguenza imporre a chi vuole salvare il deretano di seguirlo oppure meno. I colonnelli si sono dati - quasi letteralmente - al Cavaliere. A Fini non resta dunque che arruolare i sergenti rimasti e provare a fare l'ennesimo gioco di prestigio creando una scatola tutta nuova e luccicante di paillettes per provare a vendere, sugli scaffali dell'agone pubblico, il solito prodotto vecchio e scadente.

Alessio Mannino, nel numero 25 del nostro mensile in imminente uscita, fa una ricognizione estesa su questi futuristi dal passo del gambero. Visto che la cosa era già chiara da un pezzo e abbiamo potuto metterla in timone quando, ancora prima di andare in stampa, già si sapeva - tutti lo sapevano - a cosa avrebbe portato l'intera storia dei 45 metri quadri di Montecarlo. Chi vuole approfondire vada pure a leggere lì, pertanto. 

Per il resto, attualità vuole, visto che il tutto è nato ieri (si fa per dire) accendere la luce immediatamente su quanto sta accadendo. Adesso la palla agli italiani: chi sarà preda dell'illusione ottica?

 

Valerio Lo Monaco

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