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La lucidità di Casini (almeno ieri)

di Ferdinando Menconi

Non è certo un personaggio che amiamo, ma nella scorsa puntata di Annozero è stato l’unico a mostrare lucidità o almeno ad aver capito che il consenso va esteso e non radicalizzato, al contrario di Telese, che ha saputo ben carpire l’applauso dei suoi e regalare ulteriori consensi alla Lega. La puntata era cominciata al servizio della svolta finiana, portando avanti la tesi della necessità di un esecutivo che si faccia carico dei reali problemi degli italiani e non di quelli del capo, ma poi come si è arrivati al servizio esterno, che di fatto ha monopolizzato il prosieguo della trasmissione, si è parlato dei clandestini sulla gru di Brescia.

Adesso, a prescindere dalle proprie posizioni personali sulla questione immigrazione, dov’è la logica nel sottolineare i problemi degli italiani per poi porre alla ribalta quelli degli immigrati? Si getta via il consenso che si era riusciti a limare all’avversario fino a quel momento, salvo però rafforzare quello che già si ha nella sinistra bene, molto sensibile al cavallo di battaglia clandestini, che però raramente li ha come vicini di casa.

A nulla è valsa la testimonianza di un prete che, pur impegnato nel sostegno all’immigrazione in coerenza con le linee guida vaticane, faceva notare quel tipo di protesta, che sta arrecando notevoli disagi con un elevatissimo costo economico per la città, sta esacerbando gli animi anche in ambienti dediti al volontariato. Solo Casini ha saputo cogliere la cosa e, pur rivendicando di aver sempre tenuto una linea più aperta di quella dei questo governo a trazione leghista, si è permesso di dire che quelle modalità di protesta erano sbagliate: è stato immediatamente aggredito da Telese.

Telese ha tenuto una infiammata orazione di impeccabile ortodossia ideologica, ma completamente al di fuori della realtà sociale, sostenendo il pieno diritto dei clandestini di protestare in quella maniera, ferocemente contestando Casini che si era permesso un’opinione difforme dalla vulgata. Sulla lucida considerazione finale di Casini ha praticamente glissato, considerandola quasi ininfluente: l’importante è il rigore del preconcetto, e non che continuando così la Lega in quei posti raggiungerà il 60%, come ha profetizzato il leader UdC.

Forse sono valori eccessivi, ma sicuramente quanto accade a Brescia e si è visto ad Annozero sono ottimi spot per la Lega. Ci sarà un perché la Lega avanza, specie negli strati sociali più deboli, ma questo non ha importanza: non bisogna affrontare il problema in maniera pragmatica ed efficiente, ma raccogliere il consenso del proprio pubblico. Questo obiettivo Telese lo ha efficacemente raggiunto, il suo profilo Facebook, infatti, era pieno di commenti entusiastici, ma di gente, che essendosi sentita raccontare quello che vuole sentire, non si è accorta che invece è stato un intervento di quelli che il consenso lo fanno perdere. Lui ha innaffiato il suo orto, Casini il suo orto vorrebbe ampliarlo, affrontando il problema anziché usarlo, o magari usandolo anche lui, ma in maniera lucida.

Santoro & Co. hanno usato il problema immigrazione così come lo usa la Lega, con la differenza che questa lo cavalca in maniera efficace. È vero che anche la Lega nei fatti va poco oltre la strumentalizzazione demagogica, ma i suoi attivisti sanno a quale gente parlare e quali paure evocare, ampliando il consenso anziché perderlo. Non è un caso che quando il sindacalista di turno ha ricordato che molti italiani hanno manifestato la propria adesione alla protesta abbia menzionato le solite fedeli categorie di professori e insegnanti, e come stupirsi allora se la Lega avanza e anche negli ambienti del volontariato cominci a manifestarsi insofferenza?

Il punto non è tanto se abbiano o meno ragione i clandestini della gru, quanto l’incapacità di alcuni fini analisti di affrontare i problemi in maniera pragmatica e senza pregiudizi, che non sono un’esclusiva delle destre ottuse ma che, anzi, sembrano essere sempre più praticati dalle sinistre colte, quelle che non riescono a vedere oltre il proprio naso e si preoccupano, in fondo, solo del mantenimento del consenso della propria corte o di quei salotti in sono convinti  di fare opinione.

Viene da notare un’altra piccola contraddizione: la legalità conta per i legalisti solo quando fa comodo. La puntata era cominciata con continui richiami all’importanza della legalità, del recupero di questa cultura, ma poi, come si è arrivati all’immigrazione: né la clandestinità, né le mancate ottemperanze a decreti di espulsione, erano più visti come stati di illegalità. Non è una difesa delle attuali leggi sull’immigrazione, ma solo una considerazione sul fatto che anche per i legalisti la Legge è Legge solo quando fa comodo o fa applaudire i propri supporter, altrimenti è solo un concetto da aggiustare secondo le proprie esigenze contingenti.

 

Ferdinando Menconi

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