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Altro che Bunga Bunga: a prenderlo in quel posto è sempre il cittadino

di Ferdinando Menconi

Cosa c’è dietro Ruby? E non siate maliziosi, ma maligni: cosa c’è da coprire dietro questo scandalo scoppiato al momento giusto? Torneranno le solite inconcludenti dieci domande di Repubblica e tutto si insabbierà sotto le lenzuola del cavaliere com’è già accaduto? Di sicuro quello che realmente dovrebbe essere scandalo perderà centralità nel dibattito politico e sulla stampa.

Tutti si sono tuffati nel Bunga Bunga, dimenticando Antigua e altre marginalità, perché questo fa comodo a tutti, è perfettamente coerente alle esigenze di radicalizzazione del consenso: lo radicalizza il sia attorno a una sinistra sempre più puritana, se non bigotta, sia attorno alla destra tronista, dove già sono nati gruppi del tipo “Noi Bunga Bunga, voi Bindi Bindi”, e tutto questo senza rischi.

Senza correre i rischi che potrebbe avere, ad esempio, andare a scavare sui paradisi fiscali, dove, oltre alle querele stile Report, una campagna condotta dai maggiori giornali della sedicente opposizione avrebbe anche potuto scoperchiare un vaso di Pandora dal quale avrebbero rischiato di uscire nomi che non devono uscire. Meglio andare sul sicuro e restare nell’ambito di uno scandaletto sessuale che fa tiratura sicura e non impegna.

Il sesso funziona, riesce a distrarre anche “controinformazione” e social network: tutti uniti nello scagliarsi a testa bassa contro, o a favore, le deprecabili abitudini sessuali del Satrapo, dimenticando la crescente arroganza di Confindustria, l’annunciata fuga all’estero della FIAT, il Lodo Alfano o qualsiasi altro problema di reale rilevanza per il paese.

Tutti uniti alla corte di Lele Mora, anche quelli che credono di scagliarsi contro, perché, dando tutta questa importanza al caso, si fa il gioco del Premier che devia l’attenzione e guadagna addirittura consenso: non sarà nessuna Ruby a farlo cadere, ammesso che realmente si voglia che cada. Inutile anche lo sdegno per le telefonate al posto di polizia, ben sappiamo che è moneta corrente per gli amici dei potenti, di qualunque segno siano: c’è chi la fa per un rilascio e chi per una perquisizione ad hoc.

Ruby era necessaria: Avetrana riusciva a distrarre solo una parte dell’opinione pubblica, quella dei plastici e delle predicatrici della domenica, quindi c’era bisogno di qualcosa che distraesse anche i lettori più avveduti. La domanda da porsi è se la cosa è strumentale solo per le questioni note, che passano in secondo piano, o se il Bunga Bunga è uscito per coprire qualche macchinazione in corso più grossa.

Saremo forse paranoici, ma questi scandali ad orologeria, destinati a risolversi in bolle di sapone, ci preoccupano: nascondono sicuramente qualcosa, capaci come sono di abbassare ulteriormente il livello, già infimo, del dibattito politico e di coinvolgere anche molti di coloro, già pochi, che tentano di mantenerlo alto. 

Che le testate della disinformazione ufficiale si sarebbero tuffate a pesce nell’ennesima orgia non può stupire, quello che intristisce è che anche molti di coloro che solitamente si interessano alle questioni serie siano caduti nella trappola: è tutto un Bunga Bunga dove già si sa chi finirà per prenderlo dietro.

Non resta che cercare di tenere alto il livello di attenzione, pur sapendo di doversi rassegnare a subire l’ennesimo tormentone mediatico, ma con un rammarico: peccato che stavolta non avremo plastici rievocativi da Vespa a Vespa, per una volta sarebbe stato gustoso.

 

Ferdinando Menconi

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