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Lettere: "Hai il conto in attivo? La banca ti nega i soldi"

Effetti pratici di “Basilea III”: essere solvibili non basta e, se non specifichi cosa ti vuoi comprare col prestito, i quattrini te li scordi 

di Matteo Orsucci

Caro direttore, con questa mia vengo a raccontare ciò che mi è accaduto di fresco. C’ho pensato bene prima di scrivere le seguenti righe, a fronte del responso ultimo arrivatomi stamani dalla mia banca. 

I fatti: necessitando di un prestito in vista delle spese di Natale e per togliermi qualche sfizio, mi sono rivolto all’istituto di credito presso il quale sono correntista da ormai cinque anni. La cifra indicativa da me richiesta ammontava ad euro 8mila. Il direttore della banca in questione mi ha chiesto per quale motivo ricorressi ad un prestito nel momento in cui il mio conto era assai lontano dall’essere scoperto. Dopo avergli spiegato che questi soldi mi sarebbero serviti per motivi personali, privati, sono iniziate le prime storie. La finanziaria esterna alla quale la banca si appoggia per prestiti fino a 10.500 euro pare conceda disponibilità solo per acquisto di beni di consumo. Traduco: gli elettrodomestici nuovi, il divano e la credenza, la cucina, l’auto, il motore, quattro computer per stare sempre al passo coi tempi e via dicendo.

Tutta roba che appena esce dal luogo di acquisto inizia a svalutarsi sino a perdere del tutto il valore. 

Vabbè, al di là di questo ho chiesto ripetutamente motivazioni plausibili per il rifiuto senza nemmeno “tentare” («Guardi, noi tentiamo ma richieste come la sua ce ne arrivano a decine e tutte rifiutate…», così il responsabile delle pratiche dei prestiti). È stato allora che ho iniziato a divertirmi, perché alla fine mi sembra inutile farsi troppo rodere il fegato. Da “Basilea III” sono arrivate precise normative sia per Bankitalia sia per gli istituti tutti, sottoposti ovviamente alle attenzioni di via Nazionale. Il cosiddetto “credito per liquidità” è stato abrogato dai simpaticoni della Ue e gli operai del settore bancario si limitano ad eseguire comodamente gli ordini del padrone. 

Non faccio nomi e cognomi non per vigliacchetto terzismo, ma perché non avrebbe senso, dacché la mia banca ha agito nel rispetto della convezione europea sul credito al consumo. Epperò c’è da eccepire, questo mi sia concesso, su almeno un paio di fronti.

Fino a ieri l’altro in pratica se uno voleva andare alla Maldive e non aveva i danè poteva tranquillamente chiedere un prestito, addirittura uno scoperto di conto che sarebbe stato ripianato con un portafoglio finanziario. Maldive a rate, Rolex a cambiali. Nulla di strano, l’economia doveva girare e la si faceva girare. Dopo il crollo delle borse made in Usa invece si è cercato di salvare il salvabile: non diamo soldi in giro, anzi no, diamoli ma dobbiamo vedere per cosa servono. Gli istituti di credito sono diventati istituti di giudizio, devono avere in mano la tracciabilità dei soldi. Esempio: vedi una poltrona Frau da 6mila euro e chiedi 6mila euro per comprarla (non si capisce dove stia la differenza tra una poltroncina in pelle umana da 6mila euro e un orologio che mantiene il valore di mercato, però secondo lorsignori l’orologio non te lo puoi comprare…) insomma chiedi i soldi, prestito accordato, presenti ricevuta o fattura d’acquisto ma beninteso dell’intera cifra. Cioè: se la banca ti dà 6mila il rivenditore non può permettersi un euro di sconto poiché i controlli sarebbero fittissimi. E chi ci rimette sarebbe l’intestatario del prestito.

La liquidità non va bene, o ce li hai i soldi sul conto o son problemi tuoi. Devi vivere a misura di conto corrente. Inutile spiegare che stai aspettando un bonifico consistente da chicchessia. È la fine del modello americano solo perché il modello americano fa paura per come sono precipitate le cose. In realtà questa è la versione bancaria, e ci mancherebbe altro, visto che con “Basilea III” se c’era da capire qualcosa ecco l’unica cosa è proprio questa: ovvero che l’Italia non è più solvibile. È pericoloso coprire le spalle e i conti con sovraesposizioni di denaro che non c’è. La Ue non si fida. Ognuno faccia col suo e amen. 

Ma c’è di più: mi è capitato – come battuta – a fronte del fatto che mi è stato rinfacciato più volte di avere soldi sul conto di chiedere al direttore della banca “E se io fossi scoperto?”. Bene la risposta è stata questa: i portafogli finanziari vengono fatti per ripianare posizioni debitorie, il che significa che accedere ad uno di essi per ripianare un debito è più semplice. Ovviamente per starci larghi uno con un debito di 3mila potrebbe firmare effetti per un importo di, chessò, 4mila o anche più.

Il che significa che se sei un contribuente e un piccolo risparmiatore la banca non ti concede nulla. Anzi, è più orientata a salvare chi è fautore di debito. Il passivo deve essere ricoperto, nel momento in cui il fallimento di una società così come di un privato – da un punto di vista squisitamente del credito – lo si ha con la carenza assoluta di liquidità. Non ci sono beni mobili che tengano.

Quale è la morale di questa storia? Beh, che ormai la dittatura delle banche è anche nella vita privata di ciascuno. Istituti di credito che si mutano in istituti di debito. Soggetti che se chiedi loro un po’ d’ossigeno te lo negano, fanno semmai accanimento terapeutico sui cadaveri che loro stessi mantengono in buona salute, ovvero i fallimentari, i cattivi pagatori e via discorrendo.

Volevo fare qualche regalo, togliermi un paio di soddisfazioni personali. Nulla. E meno male che in prossimità del Natale siamo tutti più buoni… 

Matteo Orsucci

 

R: Non è mai troppo tardi per prendere coscienza, caro Matteo. Gli istituti di credito (si fa per dire), non solo sono istituti di giudizio, ma di usura legalizzata. Un usuraio - Basilea III o meno - decide sempre se dare denaro a strozzo oppure no, mica puoi impedirgli di farlo.

Puoi evitare di chiederglielo, però, se ce la fai. E, nel caso ti arrivasse l'illuminazione sulla via di Damasco, entrare a far parte del mondo di chi ha capito che gli sfizi e le soddisfazioni personali non si ottengono con la merce, men che meno facendosi taglieggiare dal dio mercato e dagli usurai. Ma questo è affare personale. Per utilità di tutti, invece, è bene chiarire - per chi ancora non lo avesse capito - che d'ora in avanti, il cappio di Banche & Co. si stringerà sempre di più. Il Business è Business. E la nostra pelle non vale nulla. 

vlm


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