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Dopo il nulla di Berlusconi? Il nulla

di Alessio Mannino

Se Berlusconi cade, in vista c’è un governo “tecnico”. Lui farà di tutto per non mollare, e non è affatto scontato che questo sarà l’esito della crisi in cui versa la sua maggioranza, ma i presagi ci sono tutti. A sfregarsi le mani non è soltanto il dirimpettaio che fa opposizione per modo di dire, ovvero il Pd. Sono soprattutto quelle forze, più o meno rappresentative, che dall’ennesimo fallimento di questo bipolarismo posticcio possono trarre il proprio tornaconto di bottega. Anzitutto Futuro e Libertà, la pattuglia di fuoriusciti al seguito di Gianfranco Fini, che s’ingrossa di giorno in giorno. L’Udc di Casini, che ha fatto dello sfascio del duopolio Pdl-Pd una missione. E gli eterni, pestilenziali centristi come l’Api di Rutelli (mai capito cosa sia e che funzione abbia, a parte ritagliarsi il proprio spazietto sui tg) e Italia Futura, la fondazione del fighetto Luca Cordero di Montezemolo longa manusdell’alta borghesia liberista a spese del contribuente (vedi Fiat). 

Sarebbero tutti costoro gli eventuali eredi della disfatta berlusconiana. Tutti insieme appassionatamente per eseguire i desiderata dei grandi interessi finanziari e industriali, dell’Europa con capitale Francoforte (Bce) e dei centri sovranazionali (Fmi, Wto) che non sono per niente contenti quando vedono un governo che non governa, cioè che non taglia servizi, non dimezza diritti, non stringe la corda che tiene per le palle il popolo già stremato da anni di depressione. Insomma che non applica la solita ricetta di affamare la gente alle prese con inflazione, mutuo e precarietà per il superiore e imperscrutabile bene della crescita del Pil e del rigore di bilancio. Dal nulla di Berlusconi, indaffarato a sbarrare la strada ai suoi processi e a “distendersi” con vagonate di Ruby più che a realizzare il programma dei sogni del 2008, ci ritroveremmo con un manipolo di eroi dell’emergenza, per affrontare la quale s’ingegnerebbe l’ennesima legge-truffa elettorale e si varerebbero le prevedibili e stramaledette misure “lacrime e sangue”. Dalla padella alla brace.

Ma c’è l’incognita della Lega. Mentre il Pdl è in piena implosione, il partito di Bossi tiene bene e anzi punta a fare bottino alle urne. Ma se il presidente Napolitano dovesse far rispettare ciò che rimane della democrazia parlamentare e quindi dare via libera ad un nuovo esecutivo con maggioranza trasversale ai due poli, il Carroccio potrebbe calare la carta di Tremonti. Il tecnico, il ministro che se ne sta prudentemente alla larga dal pettegolezzo e dagli scandali, il volto presentabile del governo di centrodestra potrebbe essere l’uomo giusto per avere il placet leghista in parlamento e non scontentare una parte dello stesso Pdl. Il problema è che, accettando, Tremonti darebbe uno schiaffo epocale all’agonizzante Silvio. Decretandone ufficialmente il declino. Ma se non lui, chi potrebbe guidare un governo che sarebbe “tecnico” solo di nome? L’identikit non è un interrogativo ozioso, perché da esso si può capire quali equilibri di potere, lassù ai piani alti dell’industria e della finanza, si assesteranno in vista dell’inevitabile dopo-Berlusconi. Che non sarà per niente migliore del “prima”. Per i cittadini, sempre e comunque, con questo sistema politico la speranza di un miglioramento dall’interno resta vana. 

Alessio Mannino


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