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Maurizietto. Il senatore questurino

L’ex colonnello di An auspica «un nuovo 7 aprile», ovverosia l’arresto preventivo dei fautori delle proteste di piazza. Un’ipotesi grottesca, ma anche pericolosa 

di Ferdinando Menconi 

Gasparri, ovvero l’arroganza ottusa. E se le esibizioni di arroganza non sono una novità per la nostra “lampada stroboscopica bidirezionale”, per definirlo come l’ha disegnato Vauro nell’ultima puntata di Annozero, quanto a ottusità, nella sua dichiarazione invocante un nuovo “7 Aprile” per i cosiddetti istigatori alla violenza di piazza, ha decisamente superato se stesso.

Questo riferimento, al giorno in cui venne decapitata Autonomia Operaia, nella primavera del 1979, è una dichiarazione irresponsabile che, in un clima già teso, getta benzina sul fuoco: il primo istigatore alla violenza da far tacere dovrebbe essere proprio Gasparri. Se la manifestazione del 22 degenererà, se gli spettri degli anni 70, insensatamente evocati da Gasparri, prenderanno corpo, e ci scapperà qualcosa di più di qualche auto bruciata, le responsabilità saranno da addossare a lui prima che alla gente che vorrebbe far arrestare. 

Il clima e la struttura della protesta hanno ben poco a che vedere con quelli degli anni 70, non c’è alcun parallelismo possibile, almeno allo stato attuale delle cose, eppure sembra che sia un preciso interesse a ricreare climi da “strategia della tensione”. Non bastano più le abituali armi di distrazione di massa per rincoglionire il popolo: bisogna trovare qualcosa di più forte perché i media di regime possano occultare lo scempio che Palazzo e poteri forti stanno facendo della nazione. La paura ha già funzionato una volta per reprimere la rabbia, in crescita in strati sempre più ampi della popolazione. Perché non riprovare? Magari si ricompatta anche il consenso che le istituzioni, sempre più delegittimate, stanno inesorabilmente perdendo, così che i manovratori possano riprendere a perseguire i loro scopi, che raramente coincidono con quelli delle istituzioni che dovrebbero servire e non usare.

È chiaro che non si può attribuire a Gasparri tutta questa finezza strategica: il ritenerlo farebbe cadere nello stesso ridicolo suo e di La Russa. Quella dello Strobobidirezionale non è neppure fascismo: è solo mentalità da questurino, ma di quelli anni ’50. La polizia di oggi non è più quella dei tempi di Pasolini: nella contestazione a La Russa ha dimostrato una profonda maturazione che sembra derivare dalla presa di coscienza di un ruolo che non è solo quello di cane da guardia del regime, qualunque esso sia. Il poliziotto da tempo non è più reclutato fra i Lumpen e soffre gli stessi disagi del resto della società, con qualche rischio in più che giustificherebbe in lui più rabbia di quanta ne abbiano gli studenti. E chissà se un giorno riuscirà anche a fare un passo oltre. 

Chi manovra e, soprattutto, pensa è altrove. Gasparri è solo una voce di ottusa arroganza, buona per platee Sanfedeiste, con capacità intellettuali e critiche che non vanno oltre il livello Rete4. Le sue provocazioni, se raccolte, andranno comunque a contribuire a un disegno che sembra teso a pilotare un innalzamento del livello dello scontro, che non sia, però, si badi bene, reale e strutturato: l’importante è che risulti ben spendibile a livello mediatico.

Così com’è stato per la grottesca proposta di estendere i DASPO alla partecipazione alle manifestazioni, come se questo diritto fondamentale possa essere minimante accomunato alla facoltà di andare allo stadio: un insulto ai principi cardine della democrazia, che però riesce nell’intento di insinuare nelle menti deboli, che non sono poche, l’associazione “manifestanti uguali a ultrà”. Il clima rischia di farsi pesante, ma più che per il preciso piano eversivo da stroncare sul nascere con un nuovo “7 Aprile”, i rischi vengono dalle scomposte reazioni dei politici. Certo non tutte sono oltre i limiti del ridicolo, come quelle di Gasparri e La Russa, ma si rivelano immancabilmente tese a strumentalizzare una situazione che, per incompetenza o malafede, non vogliono comprendere e non sapranno gestire, ma che sperano di poter usare e sfruttare. Poco importa quale sarà il costo per il paese, e non ci riferiamo ai danni materiali causati dai manifestanti.

Il 22 gli studenti scenderanno nuovamente in piazza e in un clima che si vuole mantenere teso, più di quanto sia negli interessi e, probabilmente, nella volontà del movimento di protesta: c’è da sperare che nessuno raccolga le provocazioni del questurino Gasparri, né gli studenti, né le forze dell’ordine, anche se un “Black Bloc” lo si trova sempre se serve agli scopi.

 

Ferdinando Menconi

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