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"Le indagini dell’ispettore Barack": Gli X-Files dell’Impero del Bene

Era una scelta delicata e ci abbiamo pensato a lungo. Ci siamo chiesti se fosse il caso di pubblicare certe informazioni riservate, e spesso pericolose, di cui siamo venuti in possesso. Alla fine abbiamo deciso di sì. Era giusto. È giusto. A partire da oggi, perciò, lo faremo con una certa regolarità, ogni volta che le nostre fonti, che per ovvi motivi non possiamo rivelare, ci metteranno a disposizione nuovo materiale. 

Tenetevi forte, L-R-P (Lovely Rebel People), che si comincia.

 

Partiamo dall’inizio. Da ciò che nessuno ha mai neppure sospettato, ivi inclusi Michael Moore (l’Elefantino Free, che si finanzia da sé) e Giuliano Ferrara (l’Elefantino Cash, che lo finanziano gli altri). L’ispettore Barack non è un omonimo del Presidente Obama. È proprio lui. E allo stesso tempo non lo è. Il vero Barack Obama, infatti, non è per niente quello che gli statunitensi credono che sia. Non è un avvocato di Chicago e, men che meno, è un politico di professione.

Barack Obama (nome in codice “Calimero One”) è un agente sotto copertura. Che è finito alla Casa Bianca quasi per caso, essendo impensabile che riuscisse a battere una candidata del calibro di Hillary Rodham Clinton. Tant’è. Il suo slogan, “Yes We Can”, era stato scelto appositamente per farlo perdere, previa verifica in una seconda elementare di Three Trees, Mississippi, dove i bimbi l’avevano votato compatti come il più stupido dei dieci che gli erano stati proposti. «Non vuol dire niente», aveva giustamente affermato la capoclasse Kimberly Odgson. «Manca qualcosa», aveva aggiunto il secchione della classe Donald “Big Brain” Swikorsky. La maestra, che per l’occasione era stata sostituita dalla supplente Margie Cannonball (in realtà un’agente della sezione “Blues & Bombs” di Memphis), aveva tranquillamente replicato, con la sua tipica cadenza strascicata del Sud, «Oookay, Dooonald. Mettiamoci anche un bel “Change”, allora». Il piccolo Donald era stato altrettanto serafico: «Continua a mancare qualcosa, Miss Margie. Manca il complemento oggetto». Dagli altri banchi si era levato un applauso, convinto. 

I responsabili del progetto avevano gongolato. Se ci arrivavano anche i bimbetti di un’oscura cittadina del Mississippi la scelta era perfetta. Qualsiasi elettore “adulto” avrebbe fatto altrettanto. 

Come si è visto si sbagliavano. Non avevano tenuto conto del fatto che la pacifica comunità di Three Trees, in base a una vecchia ma mai abrogata ordinanza del sindaco, ha bandito la televisione nell’ormai lontano 1949, dopo aver assistito al provino di un giovanissimo aspirante presentatore. Un certo Michael “Mike” Bongiorno, che però non venne selezionato e in seguito, perciò, dovette emigrare in una remota provincia dell’Impero. Itaglia. O qualcosa del genere. 

(X-Files 01 - segue)   


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Prima Pagina 05 maggio 2010