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Prima Pagina 10 giugno 2010

Bavaglio e oscurantismo per una stampa in caduta libera

di Alessio Mannino

Legge-bavaglio sulle intercettazioni: avanti così, verso l’oscurantismo. Ma siamo proprio sicuri che oscurare le notizie sia un male in sé? In altre parole: essere informati sempre e comunque, è un valore? La nostra risposta, amareggiata poiché una decente informazione su questo giornale presumiamo di fornirla, è no. 

Gli scandali, infatti, non fanno più scandalo. Secondo l’ultima versione della mannaia Pdl sui segreti telefonici, «mai le intercettazioni saranno pubblicabili (nemmeno per riassunto) fino al processo, anche se ormai depositate e non più coperte da segreto, anche se penalmente rilevanti e su fatti non privati ma di interesse pubblico», come ha scritto ieri nel suo fondo in prima pagina sul Corriere l’ottimo cronista Luigi Ferrarella. I giornali che violeranno questo divieto saranno spellati vivi da multe di 309 mila euro a notizia, obbligando l’editore a vigilare sul lavoro dei giornalisti affinché non commettano il reato di lesa pubblicazione. Siamo quindi alla censura preventiva di Stato ma senza dirette misure di polizia, bensì tramite lo strumento, più morbido e viscido perché relegato al rapporto fra proprietà e redazioni, del Minculpop interno alle testate.   leggi tutto

 

E Marchionne torchia i suoi schiavi

 di Valerio Lo Monaco

Se non è taglieggiamento questo, allora le parole hanno poco senso. Quanto affermato da Marchionne in merito allo stabilimento di Pomigliano, e relativamente al suo ipotetico riutilizzo, è la rappresentazione pratica del ricatto che i lavoratori, in senso lato, devono subire. Frutto marcio tangibile della globalizzazione nella quale viviamo, del mondo della competizione e più in generale dello sfruttamento del capitale nei confronti del lavoro.

Sinteticamente, visto che i dettagli sono ovunque: per lavorare, ovvero per far riaprire lo stabilimento, la Fiat impone ai lavoratori contratti capestro e salari strettamente legati alla produttività. Altrimenti andrà altrove e tante grazie. (leggi tutto)

 

Gelmini offre 5. Chi di meno?

di Sara Santolini

Sarà il caldo, sarà la maternità, ma la Gelmini ha cominciato a contraddire se stessa.  L'anno scorso aveva scelto la linea dura. 

A marzo tutti i maggiori quotidiani italiani titolavano "Con un 5 niente maturità". La Gelmini diventò subito famosa come simbolo del rigore e della severità. La decisione - quella di non ammettere gli studenti con anche una sola insufficienza all'esame di maturità - doveva avviare la scuola italiana a diventare una scuola "della responsabilità e del merito". Le motivazioni risiedevano nella necessità di una maggiore disciplina e rigore nella valutazione degli studenti. Due cose che, secondo il ministro, formerebbero i cittadini del futuro, "consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri".

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Datemi retta, coi debiti si vive meglio

L'Europeo, 2 luglio 1993

E così anche la famiglia Ferruzzi, padrona del secondo gruppo privato italiano, ha passato la mano, sommersa da una valanga di debiti nei confronti delle banche: 30mila miliardi. Non è certamente la prima volta che un fatto del genere accade nel mondo economico degli ultimi decenni. Era successo ai Rizzoli, che furono rovinati non solo dalle ruberie di Bruno Tassan Din e dei suoi accoliti ma anche da una politica di dissennata espansione, e dal conseguente indebitamento, che li portò dritto nelle fauci di Calvi del Banco Ambrosiano. Successe allo stesso Banco che, divorato dai debiti, mandò sul lastrico decine di migliaia di piccoli azionisti. Ed è successo a tanti altri, in Italia e all'estero (si pensi solo al caso di Maxwell, il magnate della stampa anglosassone finito in pochi mesi in braghe di tela). 

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Film: "Il segreto dei suoi occhi"

di Ferdinando Menconi

“Il segreto dei suoi occhi” film argentino di Juan José Campanella che ha vinto l’Oscar 2010 come miglior film straniero, non senza polemiche, battendo a sorpresa sia il favoritissimo “Il nastro bianco” che il l’unico accreditato outsider “Un prophéte”. Polemiche, va detto, promosse soprattutto in Italia dove il film non era ancora stato visto, ma adesso che è stato distribuito si può tranquillamente affermare che non vi è nessuno scandalo in questa vittoria: si era di fronte a tre eccellenti film, solo una questione di gusti personali preferirne uno all’altro. Gusti e preferenze personali che possono trovare un punto di convergenza nel fatto che se “Il segreto dei suoi occhi” non avesse vinto a Hollywood forse non sarebbe stato distribuito e avremmo perso la possibilità di vederlo. (leggi tutto) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tibet e vera autodeterminazione, altro che Lega

Film: "Il segreto dei suoi occhi"