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Prima pagina 23 giugno 2010

Pomigliano. C’è chi dice no

di Federico Zamboni

Alla larga da qualsiasi trionfalismo. Il referendum di Pomigliano non è una guerra vinta e a rigore, stando alla prevalenza dei sì sui no, non è nemmeno la vittoria in una singola battaglia. Benché siano stati inferiori a ciò che si pensava, e a ciò che era sembrato emergere dopo lo scrutinio delle prime schede, i consensi hanno comunque raccolto il 62,2 per cento dei voti, che equivale a una maggioranza piuttosto netta. Adesso, sempre che non ci siano clamorose marce indietro, la Fiat potrà proseguire con la sua ipotesi di ristrutturazione (degli impianti) e di ridimensionamento (dei diritti sindacali) vantando il sostegno dei lavoratori. Non il plebiscito sollecitato da Marchionne, che sperava in un’adesione così vasta da ridurre il dissenso a un fenomeno marginale e da delegittimare totalmente la Fiom, ma una prevalenza sì. Una prevalenza che in un altro contesto sarebbe ritenuta un successo inequivocabile, anche alla luce dell’altissima affluenza alle urne. (leggi tutto)

Droga in calo. Perché non ci sono soldi

di Valerio Lo Monaco

La relazione annuale sull'uso di sostanze stupefacenti presentata ieri a Palazzo Chigi ha indicato che dal 2009 si è verificato un calo del 29%. Calo sensibile, come si vede, da parte dei consumatori di stupefacenti. Anche se a "resistere" meglio è l'uso di stimolanti, soprattutto tra adolescenti.

La cosa in sé è positiva, non tanto per qualche - pur giusta, talvolta - motivazione relativa ad aspetti etici e morali, oltre che naturalmente volti alla salute. Quanto per tutto il corollario di situazioni che il mercato della droga, nel nostro Paese come altrove, porta con sé. Mafie di vario tipo e delinquenza in genere su tutte.

Eppure bisogna necessariamente riflettere su altri due aspetti, a nostro avviso molto più importanti. leggi tutto 

La fine delle sub-culture. Il che è un peccato

di Alessio Mannino

Stanno, progressivamente e inesorabilmente, scomparendo le subculture giovanili. Uno potrebbe dire: chi se ne frega. Secondo noi non è un buon segno. Se per “subcultura” intendiamo un insieme codificato di modi di comportarsi, vestirsi e divertirsi – perché l’essenza stessa del’essere “giovane”, nell’edonismo di massa obbligato e straccione, sta nel divertimento diventato un’industria – farne parte costituiva pur sempre, limitato e superficiale finchè si vuole, il tentativo di sfuggire all’indistinzione, al conformismo del socialmente corretto, alla massificazione dei gusti operata principalmente da quella grande livellatrice che è la televisione tramite l’onnipervasiva pubblicità.   (leggi tutto)

 

I fiamminghi in Belgio come la prima Lega di Bossi e Miglio

 

il Gazzettino 18 giugno 2010

Il Belgio, Paese con un già forte federalismo, rischia di spaccarsi definitivamente in due. Nelle Fiandre, fiamminghe, ha vinto «Nuova alleanza fiamminga» il partito del giovale leader Bart De Wever che vuole la scissione dalla Vallonia, francofona. Ed è probabile che, prima o poi, ci si arrivi. Del resto fiamminghi e valloni non si sono mai amati e la loro unione in un unico Paese, il Belgio, nel 1830, fu dovuta a una decisione, o piuttosto un’imposizione, di Francia e Gran Bretagna che allora dominavano la scena europea.  (leggi tutto)

 

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Umano, troppo umano


di Ferdinando Menconi

La solita guerra africana dimenticata: solo ora filtra la notizia che ha visto protagonisti gli Ngogo che in Uganda hanno portato avanti una sanguinosa guerra di espansione, dettata da imperialistico espansionismo territoriale e capitalistica appropriazione di preziose materie prime presenti nel territorio del “nemico”.

Immediatamente dopo l’insediamento nei territori occupati, gli Ngogo hanno cominciato a comportarsi come fosse da sempre loro, anche perché non vi è rimasto nessuno degli antichi abitanti a rivendicarlo: interi clan sono stati cacciati mentre gli Ngogo intrecciavano abili alleanze con gruppi etnici più vicini a loro. Tutto questo nel silenzio internazionale e senza che nessuna organizzazione intervenisse, gli osservatori si sono limitati ad osservare e nessuna indignata campagna si è mossa a sostegno delle vittime.

Che dei massacri in Africa, specie ora che c’è il “mondiale”, nulla trapeli sulla stampa embedded è cosa che non sorprende, ma che certe organizzazioni, altrimenti note per la loro sensibilità quando si tratta di cani o micetti europei, maltrattati o vittime della strada, ignorino bellamente le vittime africane ci indigna. È un chiaro sintomo di razzismo considerare più importante la vita di un gatto europeo che quella di molti scimpanzè africani.

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