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Prima pagina 25 giugno 2010

Per un pugno di Dollari. La vita è già cambiata

di Valerio Lo Monaco

Secondo Emma Marcegaglia il "picco della crisi è alle spalle, o sta per essere raggiunto", poi "l'Italia tornerà a crescere". Purtroppo, ha aggiunto, non è stato invece ancora raggiunto il picco della disoccupazione, che tecnicamente - e il che è vero - impiega più tempo rispetto lo scoppio della crisi, per manifestarsi. Così come più tempo impiega, a crisi superata, per tornare ai livelli ante-crisi.

Per essere precisi, si prevedono diverse centinaia di migliaia di nuovi disoccupati nel 2011, rispetto alle cifre raggiunte attualmente.

In merito ai numeri le cose stanno così. Meglio, le previsioni stanno così. Non fosse che dall'alto di una capacità strategica fondamentale, che economisti ed esponenti di spicco, nel campo, dovrebbero avere, l'unica strategia a essere venuta alla luce è quella che possiamo chiamare berlusconiana: negare, negare sempre, e dire che tutto va bene. Anche quando ci sono manovre inaspettate, anche quando si rendono schiavi i dipendenti di una grande azienda, anche quando il numero dei disoccupati non aumenta per un motivo preciso. Ovvero che sono molti di più quelli che rinunciano a cercare lavoro. leggi tutto

Disoccupati sì, ma con la partita Iva

di Federico Zamboni

Primo elemento: la disoccupazione continua a crescere. In base ai dati Istat, nel primo trimestre del 2010 abbiamo perso un altro punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2009. Altre 208 mila persone (disgraziato più, disgraziato meno) che prima lavoravano e adesso non più. E che si vanno aggiungere agli oltre due milioni già a spasso, per un totale che si avvicina ulteriormente al 10 per cento. Su base nazionale, sia chiaro. E considerando la generalità della popolazione. Se le cifre vengono disaggregate, per area geografica e per età, i dati diventano ancora più allarmanti: al Sud si sale al 14 per cento; tra i giovani si è vicinissimi al 30. L’Istat non manca di sottolineare che «la caduta è meno intensa», ma sorvola sull’altro aspetto della questione: per quanto rallentata l’emorragia prosegue. Non è che il malato stia guarendo. È che si è già dissanguato parecchio, da due anni in qua. leggi tutto 

Economia? Non per la difesa

di Sara Santolini

Ore 13, 24 giugno 2010. A Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri approva un decreto-legge per la proroga, per il secondo semestre 2010, degli interventi della "cooperazione allo sviluppo e il sostegno dei processi di pace e stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia attualmente in atto".

Al momento ci sono 29 operazioni internazionali in corso, tra Afghanistan (ben 3 operazioni diverse), Albania, Bosnia Erzegovina (anche qui si tratta di 3 operazioni), Cipro, Congo (2 missioni), Egitto, Emirati Arabi Uniti, Georgia, Giordania, Haiti, Hebron, India e Pakistan, Iraq, Israele, Kosovo (2 missioni), Libano, Macedonia, Malta, Marocco, Oceano Indiano, Palestina, Siria e Sudan.

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Due al prezzo di uno

il Fatto 19 giugno 2010

Fino a non molti anni fa in famiglia lavorava uno solo, quasi sempre l'uomo, e bastava per mantenerla. Adesso devono lavorare tutti e due. Dal punto di vista dei "padroni delle ferriere" la cosa si presenta così: paghi due al prezzo di uno. Per cui viene il sospetto che l'emancipazione della donna e il femminismo siano stati un'invenzione di costoro. La donna è vittima di un'ulteriore fregatura. Perché deve fare un doppio lavoro, quello d'ufficio e quello di casa. Perché l'accudimento dei figli, nei primi mesi e anni, tocca pur sempre a lei, se li ha (l'Italia ha il più basso tasso di natalità al mondo). Così detta la Natura. Il bambino, nei primi mesi e anni, ha come punto di riferimento assoluto la madre nel cui corpo è restato per nove mesi e dal cui corpo è uscito. 

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Nutella offensiva


di Ferdinando Menconi

Tutti i giornali si sono schierati a favore della difesa del sedicente “prodotto italiano” a base di “nut” contro le cattiverie dell’unione europea, quegli stessi giornali che nelle pagine mediche o di cronaca lanciano gli allarmi obesità. Fa eccezione un minimo di decoro da parte di Repubblica che titola, giustamente, "vietate le pubblicità salutiste", gli altri, invece tutti allineati e coperti contro il “proibizionismo” della UE che vorrebbe indebitamente informare i consumatori quando i prodotti non sono poi così sani come lo spot ci vuol dare a bere, o a spalmare.

Come poteva, però, essere altrimenti? Addirittura nelle anticipazioni delle televisioni sulle prime pagine dei giornali è stato dato ampio spazio alla questione nutella, come se nel mondo non ci fossero cose vagamente un po’ più importanti delle invenzioni dei creativi ingaggiati dalla Ferrero. Tutti schierati come un sol uomo, dai giornalisti agli europarlamentari, a parlare di scandaloso “divieto” di nutella, mentre viene, ribadiamo, solo vietato alla nutella di dichiararsi un prodotto nutrizionalmente equilibrato. Lo scandalo vero è che fino ad ora è stato permesso alla nutella di spacciarlo come tale, invece i giornalisti non comprendono come si possa oltraggiosamente pretendere di mettere in etichetta che prodotti come la nutella possano favorire l’obesità.

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