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Draghi, signoraggio, e vite stravolte dall'economia

di Alessio Mannino

“Disciplina, per tornare alla crescita”, titolava il Corriere in una pagina dedicata alla relazione tecnica del presidente della Banca d’Italia, Mario Draghi. Ha già scritto bene il nostro direttore: nessuna lezione da parte di un ex dipendente Goldman Sachs e proconsole locale della centrale di potere sovranazionale nota come signoraggio bancario. Draghi è il nemico numero uno. La nostra guerra è, prima di tutto, contro il sistema che lui rappresenta: la finanza che controlla i popoli usando la facciata democratica delle elezioni e dei partiti. 

In questa guerra un fronte è certamente il signoraggio, ma non è l'unico. Lo scopo finale della nostra lotta, non dimentichiamolo, è liberarsi dalla dittatura dell'economico di cui la piovra bancaria è un mezzo (anzi, il mezzo). Per questo penso che il signoraggio non possa essere disgiunto dalla messa in discussione del dogma della crescita, ovvero dalla decrescita. Il primo individua la struttura oppressiva che si cela dietro il paravento della "democrazia rappresentativa", la seconda indica l'alternativa. Un'alternativa globale, che va al di là del ristretto ambito da sobrietà francescana con cui purtroppo gli stessi suoi fautori a volte la spacciano. Fatta di rimodulazione dei bisogni, di localismo, di democrazia diretta. In una parola: di ritorno dello spazio economico e politico alle dimensioni più prossime, in cui lo sviluppo è di nuovo piegato al qui e ora, non agli obbiettivi folli delle crescite esponenziali. La nuova politica deve mirare a questo, o puntare il dito contro la banca padrona non sarà servito a niente. (...)

L'ennesimo condono mascherato

Prima Pagina 3 giugno 2010