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E se sparisse il lavoro dipendente?

di Federico Zamboni

Ancora non ci siamo arrivati, e nessuno si azzarda a parlarne apertamente, ma uno dei prossimi obiettivi dell’iperliberismo potrebbe essere proprio questo: l’eliminazione del lavoro dipendente. Benché a prima vista la sola ipotesi possa apparire folle, in realtà si tratta di qualcosa che rientra perfettamente in un processo che è già avviato e che sta portando, intanto, alla riduzione del welfare in nome della mancanza di risorse dovuta al cattivo stato dei conti pubblici. 

Dalla riduzione allo smantellamento il passo è meno lungo di quanto possa sembrare. Una volta che si sia fissato il principio che nulla è inderogabile – in quanto le buone intenzioni devono comunque essere subordinate alle disponibilità di bilancio, che per effetto del debito pregresso e dei relativi interessi sono sempre più esigue – la questione diventa meramente contabile. Il confronto smette di vertere su ciò che sarebbe giusto e si incaglia (si arrocca) su ciò che è possibile. E se questo “possibile” è prossimo al nulla, è inutile lamentarsi. L’etica si riduce, definitivamente, a una pura astrazione. La politica si maschera dietro lo stato di necessità, avvalorato dai diktat internazionali, e spaccia per oggettivi e inevitabili i tagli alla spesa sociale. Del passato non si risponde più: perché è passato, appunto. Del presente e del futuro nemmeno: perché le decisioni del presente sono obbligate, e quanto al futuro è impossibile prevederlo e, a maggior ragione, pianificarlo. Suvvia. Non sappiamo nemmeno se sopravviveranno la Ue e l’Euro. Figuratevi se possiamo stabilire oggi cosa faremo di qui a cinque o a dieci anni.  (...)

Film: "The last station"

Articoli pubblicati in settimana (31/05-04/06/10)