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Intervista: a 21 anni (quasi) senza speranza

di Alessio Mannino

C’è chi non ha nulla o quasi da perdere, tranne le proprie catene. Ci sono ragazzi, appena ventenni, a cui la vita ha già insegnato che non si lavora più per vivere, ma per sopravvivere. Uno di questi è un muratore veneto di 21 anni, capelli lunghi e sguardo un po’ assonnato, ma con le idee tristemente chiare su se stesso e su come gira il mondo. Si fa intervistare in forma rigorosamente anonima per il comprensibile timore di ritorsioni sul posto di lavoro. Non che ci dica cose mostruosamente scandalose: ormai lo sfruttamento della manodopera è diventata una prassi accettata, anche se poco conosciuta per colpa dei grandi media che fanno finta che non esista. In ogni caso, per sua richiesta, non faremo nomi a cominciare dal suo, e perciò lo chiameremo Stiv. 

Stiv è di Vicenza. È nato qui e parla correntemente il dialetto. Ha la terza media. Ha tentato di diplomarsi ma non ci è riuscito. I primi due anni di superiori ha tentato di farli in un istituto tecnico d’indirizzo artistico. Ha tentato perché l’hanno bocciato e ha dovuto rifare il primo anno. Così è passato al liceo, sempre artistico. Doveva essere più facile, così gli avevano detto. E infatti lo era. Nonostante questo, in tre anni al Martini è stato “segato” due volte. Poi ha abbandonato. Non per scelta, sebbene avesse incontrato parecchie difficoltà, ma per necessità, dovuta ai problemi familiari legati al padre che nel frattempo aveva abbandonato lui e sua madre.«Ho dovuto mollare», e se non fosse stato per l’impiego da telefonista della madre, e per la fortuna di abitare in un appartamento di proprietà, sarebbe stata davvero dura. «Sarebbe stata la fine».  (...)

Secondo i quotidiani del 21/07/2010

L’estate indiana della RAI