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L’asse Washington – Londra, come sempre

di Ferdinando Menconi

A causa degli attriti fra Israele e Turchia Washington non può più perorare direttamente la causa turca ed allora demanda l’incombenza al suo portavoce ufficiale all’interno dell’UE: il Regno Unito. All’asse del consenso Bush–Blair si è sostituito quello Obama–Cameron, si sono invertiti le appartenenze destra/sinistrama, a ennesima dimostrazione che ormai sono solo vuote etichette per scaldare gli animi e distoglierli dalla sostanza delle cose, nulla è cambiato.

Nulla è cambiato neppure nella tradizionale politica delle nazioni talassocratiche, anche se si è invertito il rapporto colonia/colonizzato fra America e Inghilterra: indebolimento delle potenze continentali, Unione Europea in primo luogo e in via incidentale la Russia nel caso di specie.

La questione del potenziamento turco va oltre gli interessi dei delocalizzatori/sfruttatori, ma assume un affondo geopolitico antieuropeo teso a frammentare ulteriormente questa Europa, sempre meno “Unione” ed ancor meno “Europa”. Una premessa determinante per l’analisi è ricordare che il termine in comune uso “medio oriente” è di derivazione anglosassone, la battaglia delle parole è importante quanto quella delle armi e questa è una battaglia persa, ma che possiamo ancora combattere. Noi, infatti, dovremmo usare la più propria locuzione: “vicino oriente”/“proche orient”, in quanto i balcani, un tempo terra slava sotto il gioco turco, erano definiti loro “vicino oriente” dagli anglosassoni. Per loro era già oriente, quindi legittimo, il cuneo tartaro-musulmano nell’Europa, che distraeva l’Austria dall’inserirsi in giochi più occidentali e frenava, contemporaneamente, l’espansione Russa nel Caucaso: la pagheranno gli armeni, e verso oriente, il famoso “Grande gioco”. (...)

Secondo i quotidiani del 29/07/2010

Prima pagina 28 luglio 2010