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Prima pagina 29 luglio 2010

L’asse Washington – Londra, come sempre

di Ferdinando Menconi

A causa degli attriti fra Israele e Turchia Washington non può più perorare direttamente la causa turca ed allora demanda l’incombenza al suo portavoce ufficiale all’interno dell’UE: il Regno Unito. All’asse del consenso Bush–Blair si è sostituito quello Obama–Cameron, si sono invertiti le appartenenze destra/sinistrama, a ennesima dimostrazione che ormai sono solo vuote etichette per scaldare gli animi e distoglierli dalla sostanza delle cose, nulla è cambiato.

Nulla è cambiato neppure nella tradizionale politica delle nazioni talassocratiche, anche se si è invertito il rapporto colonia/colonizzato fra America e Inghilterra: indebolimento delle potenze continentali, Unione Europea in primo luogo e in via incidentale la Russia nel caso di specie.

La questione del potenziamento turco va oltre gli interessi dei delocalizzatori/sfruttatori, ma assume un affondo geopolitico antieuropeo teso a frammentare ulteriormente questa Europa, sempre meno “Unione” ed ancor meno “Europa”. Una premessa determinante per l’analisi è ricordare che il termine in comune uso “medio oriente” è di derivazione anglosassone, la battaglia delle parole è importante quanto quella delle armi e questa è una battaglia persa, ma che possiamo ancora combattere. Noi, infatti, dovremmo usare la più propria locuzione: “vicino oriente”/“proche orient”, in quanto i balcani, un tempo terra slava sotto il gioco turco, erano definiti loro “vicino oriente” dagli anglosassoni. Per loro era già oriente, quindi legittimo, il cuneo tartaro-musulmano nell’Europa, che distraeva l’Austria dall’inserirsi in giochi più occidentali e frenava, contemporaneamente, l’espansione Russa nel Caucaso: la pagheranno gli armeni, e verso oriente, il famoso “Grande gioco”.    leggi tutto 

 

L'Aids è un virus debole. Come il pensiero di Donat Cattin

il Conformista 21 febbraio 1987

L'Aids fa paura. Ma ancora più pauroso è il pensiero che il baluardo contro l'Aids sia rappresentato in Italia dal ministro Carlo Donat Cattin. Questo vecchio arnese della politica che ha cambiato mille bandiere. Che è stato protagonista di episodi equivoci e gravi (come quando cercò di sapere da Cossiga, allora ministro dell'Interno, se contro il figlio, terrorista ed omicida, era stato spiccato mandato di cattura). Che era stato punito dagli elettori con una clamorosa bocciatura alle politiche dell'83. Che è stato ripescato dalla Democrazia Cristiana, con una di quelle disinvolte e sprezzanti operazioni di cui è maestra, costringendo alle dimissioni il candidato ce lo aveva battuto, il senatore Giuseppe Miroglio (ricompensato con la presidenza dell'autostrada Torino-Savona). E che adesso ci ritroviamo sistemato, inopinatamente, come ministro in un settore delicatissimo sempre, drammatico oggi, qual è la Sanità.  (leggi tutto)

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La "marcia (indietro) di G. Fini su Roma"

di Valerio Lo Monaco

Come al solito Gianfranco Fini se la fa nelle mutande e fa marcia indietro. Ora tratta. Anzi "offre". Sono bastate un po' di pallettoni sparati contro da giornali, colonnelli, varie e avariate, qualche casino interno relativo al "tesoro di An" e insomma, tutto il gran chiasso fatto in diretta mesi addietro, e giorno dopo giorno, tra correnti e colpi d'aria, o sarebbe meglio dire colpi di sole, si risolve naturalmente in un nulla di fatto.

Tutti dietro a Berlusconi allineati e coperti, insomma. Del resto dove altro andare? (leggi tutto

 

 

 

 

 

 

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