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Prima pagina 07 luglio 2010

Detroit, città fantasma con orti dentro

di Valerio Lo Monaco

Il tentativo si chiama Next Detroit, ma il fenomeno è più ampio. Sociologicamente - e non solo per via del nome, che ricorda un po' quello di The Day After - è lo specchio di una catastrofe: quella del mondo industriale.

Ce ne informa Repubblica con Federico Rampini, che più e meglio di altri, in ogni caso, è riuscito a cogliere nel recente passato e nel presente alcuni aspetti della crisi attuale. La cronaca comunque è molto semplice: dopo il crollo del settore automobilistico Usa, e in particolare quello della Chevrolet a Detroit, quest'ultima, nata in modo esclusivo per ospitare gli operai che lavorano in quella fabbrica, e in seguito al crollo immobiliare, è diventata una città fantasma, o quasi. 

Operai senza lavoro, case vuote, emigrazioni di massa. E dunque l'arrivo dei senza tetto e di quella classica delinquenza frutto della povertà, ad insediarsi dove prima c'erano villette ordinate e prati tagliati.  leggi tutto

 

Né Berlusconi né Chavez. Bersani for President

di Federico Zamboni

Magari pensava di essere brillante, il meditabondo Bersani. A parlar male di Berlusconi sono capaci tutti. Ma a farlo in modo almeno un po’ originale no. Lui, l’Unto del Signore, ne ha combinate di tutti i colori, dalle nefandezze autentiche come le leggi ad personam alle intemperanze verbali, gestuali e sessuali di basso o di infimo livello; loro, i detrattori in servizio permanente effettivo, vanno avanti a martellarlo da più di quindici anni, oscillando tra l’invettiva paludata alla Scalfari e il dileggio spicciolo alla Cornacchione. 

Ci vogliono idee nuove, si sarà detto Bersani. E vuoi per un’ispirazione improvvisa, vuoi dopo un congruo periodo di riflessione (più probabile la seconda), ecco venirgli in mente la trovata, non proprio inedita ma quasi, che ha scodellato ieri: «Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chavez». Diavolo di un Pierluigi! Al posto dell’attacco diretto, che non scuote più nessuno, ti mette lì il paragone imbarazzante. O addirittura inquietante. Al posto del solito, infiacchito paragone con Benito Mussolini, il segretario del Pd accantona di slancio il passato e, da vero uomo del suo tempo, si radica nel presente, chiamando in causa il presidente del Venezuela. 

È solo una frase, ma vale un appello. Dietro quell’apparenza così stringata, l’analisi è di ampio, amplissimo respiro. Il messaggio è doloroso, ma qualcuno doveva pur darlo. E Bersani, che non a caso ha battuto, quasi sovrastato, un antagonista della tempra di Francheschini, non esita a farsene carico. Attenti, cari compagni, ex compagni e democratici tutti. Nessuno si adagi. Nessuno si astenga dalla dura, durissima lotta che ci attende.   (leggi tutto)

 

Farmacie on-line (perché no?) e lobby farmaceutica

di Ferdinando Menconi

Il ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, a Bruxelles ammorbidisce la posizione italiana, fin qui di netta chiusura, sulla regolarizzazione delle farmacie on-line in Europa, ed immediatamente si mette in moto la lobby Federfarma con uno stile di disinformazione aggressiva stile Ferrero/Nutella a difesa delle posizioni di privilegio dei “farmacisti”. O meglio di chi ha la “licenza” per la farmacia. Il tutto con una cattiva fede che potrebbe anche avere successo.

La precisazione di chi ha la “licenza” è premessa fondamentale, perché quando Federfarma si schierò in boicottaggio della creazione di spazi di vendita di medicinali da banco nei supermercati e delle parafarmacie, ufficialmente a difesa della professionalità del farmacista (quello che studia anni per una laurea e poi assomiglia al commesso di un supermercato) soprattutto per lo stipendio, mai invece mise in discussione il fatto che la “licenza”, istituto medievale cui i “liberisti” sembra non possano fare a meno, può essere trasmessa a chi farmacista non è.  (leggi tutto)

Una regola che vale per tutti

L'Europeo 19 - il conformista 18 maggio 1994

La democrazia è un metodo, basta rispettarlo. Per il resto ognuno è libero di pensarla come vuole. Altrimenti si comincia a mettere al bando i "fascisti" e si finisce col mettere fuorilegge i "comunisti" e altri avversari politici scomodi 

La questione, posta dal Parlamento Europeo, ma fatta propria in Italia dalle sinistre, da una larga fetta dell'opinione pubblica e, almeno in un primo momento, sia pur attraverso raccomandazioni "informali", dallo stesso presidente della Repubblica se del governo Berlusconi possano far parte esponenti del nucleo duro di Alleanza Nazionale, cioè dell'Msi, in quanto "fascisti" o neofascisti o postfascisti, è di quelle che non stanno né in cielo né in terra.  (leggi tutto)

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Coop "ex rosse"

di Alessio Mannino

Uno dei pochi gruppi che ha patito meno la crisi economica di questi anni è stato quello delle cosiddette cooperative rosse. Lo sosteneva ieri, in un articolo d’approfondimento, il Corriere della Sera sventagliando i dati positivi della galassia coop. “Non ci pomiglianizzeremo” promettono i suoi condottieri. Quello cooperativo, infatti, è sempre stato legato a filo doppio col mondo della sinistra, in modo collaterale alla trafila Pci-Pds-Ds-Pd. Un tempo, per giuramento ideale e fede politica. Oggi, soltanto per vicinanza d’interessi. E perciò non siamo tanto sicuri che prima o poi non vireranno anche loro, i finti santerellini targati coop, verso un modello più duramente aziendalista.  

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