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Prima pagina 4 agosto 2010

I cuori e le menti degli Afgani

di Federico Zamboni

Viva le guerre vecchio stampo. Mica perché fossero belle (le guerre non lo sono per definizione, anche se a volte sono necessarie e persino entusiasmanti, checché ne dica l’infantile utopia pacifista) ma perché si accontentavano di vincere sul piano militare, senza pretendere di avere il consenso preventivo delle popolazioni di cui si invadevano i Paesi. I condizionamenti culturali potevano anche arrivare, ma arrivavano dopo. E, soprattutto, senza spacciarli per la quintessenza di ciò che è giusto in assoluto, per qualsiasi popolo e per qualsiasi individuo, in ogni angolo del pianeta. (leggi tutto)

 

Una lettera da farci cadere le braccia (e la nostra risposta)

Abbiamo ricevuto pochi giorni addietro l'email che pubblichiamo qui sotto - in modo integrale e senza alcun intervento - in merito all'articolo di Alessio Mannino relativo a un altro articolo di Giulietto Chiesa (il quale a sua volta ha replicato qui). 

A questa lettera risponde naturalmente il diretto interessato. Il direttore del Ribelle si associa punto per punto alla risposta di Mannino. (leggi tutto)

 

Femministi e razzisti pari son

L'Europeo 30 - il Conformista 28 luglio 1990

"Quem Deus perdere vult, dementata prius", colui che Dio vuol perdere prima lo fa uscire di senno, così dice la sapienza degli antichi. Come se a Botteghe Oscure non ci fossero già abbastanza guai, Cesare Salvi, responsabile per il Pci dei problemi dello Stato e membro della Commissione nazionale per la parità fra uomo e donna, si è fato latore di una proposta deliante del tutto degna del suo quasi omonimo, il cantante demenziale Francesco Salvi. (leggi tutto)

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Guardatela la tivvù

di Ferdinando Menconi

L’intellettuale che, con vezzosa spocchia, dichiara di non guardare mai la tivvù, se non addirittura di non averla proprio, è un pessimo intellettuale, ammesso che il termine abbia ancora valore positivo dopo il profondo autosputtanamento della categoria degli ultimi decenni (solo i giornalisti sono messi peggio) perché si pone fuori dalla realtà sociale in cui vive.

Sì, la realtà sociale, perché la televisione è realtà, per certi versi almeno. Indubbiamente la distorce, non è fedele riproduzione di quanto accade nel mondo reale, anzi lo falsa in maniera profonda e lo distorce spesso in maniera strumentale, ma è percepita come realtà dalla massa dei più, propone i modelli da seguire e suggerisce, se non impone, il corretto modo di pensare. Per conseguenza se un “intellettuale” vuole interpretare la società e incidere su questa, e se così non è, più che un intellettuale è un onanista neuronale, deve conoscere il mondo falso che viene spacciato per vero, deve penetrare nei misteri luminosi di endemol per individuare il modo di combatterli. Magari non riuscirà comunque a vincerli, ma se non si conosce il nemico la vittoria da improbabile diventa impossibile.  (leggi tutto

 

 

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I cuori e le menti degli Afgani