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Ore 23, ecco a voi il nuovo Tg di Rai Uno: il "servizietto pubblico"

Dite la verità: non ci avevate mai pensato. Un intero telegiornale in 60 secondi. Una raffica di notizie nel giro di un minuto. Una corsa fulminea tra gli avvenimenti del giorno. Come afferma la stessa Rai Uno nel pezzo di presentazione (brevissimo, ci mancherebbe): «Un’altra piccola grande novità. Un’altra piccola grande sfida. Trasformare l’edizione di mezza sera del tg1 in un nuovo format. (...) I quattro conduttori, uno ogni settimana, vi segnaleranno le principali notizie con rapidità e ritmo, in modo conciso, essenziale e asciutto. E con le immagini che scorreranno nei maxi schermi. Lo studio è quello che già conoscete ma alla grafica si aggiungerà un orologio pronto a scandire i 60 secondi».

Il nuovo servizio – ma forse è meglio chiamarlo “servizietto” – va in onda intorno alle 23, a partire da ieri sera. Poco prima, nell’edizione delle 20, il comitato di redazione si è fatto sentire con un comunicato in cui ha preso le distanze dall’iniziativa, considerandola non già «un’altra piccola grande sfida» bensì un ulteriore arretramento sul fronte della qualità dell’informazione diffusa dalla rete. Testualmente, «una perdita secca di spazio informativo». Non sia mai, hanno replicato i vertici Rai in una nota che è stata letta subito dopo: recentemente sono stati introdotti degli altri spazi informativi nella programmazione del sabato e della domenica. Il che, c’è da supporre, chiude la discussione: quello che si perde da una parte lo si restituisce, con gli interessi, altrove. Ma non solo. Secondo l’eccellente accoppiata Ma & Mi (Masi & Minzolini, che qui abbreviamo non già per bieco e sprezzante dileggio ma in segno di doveroso omaggio al loro gusto, così dinamico e trendy, per la rapidità e la concisione) questo inedito tg in formato mini non va affatto sottovalutato, solo perché è più corto. Esso, infatti, è «al passo coi tempi». E pertanto...

Pertanto, siamo alle solite. Alle solite sciocchezze. Alle solite mistificazioni. Richiamandosi a una presunta tendenza generale, che metterebbe la velocità al primo posto e ne farebbe un valore in se stessa, Mi & Ma (Minzolini & Masi, amichevolmente MiMa, con una curiosa, casuale assonanza col verbo “mimare”) ci vengono a raccontare che una manciata di notizie lette in fretta e furia, quand’anche corroborate dalle «immagini che scorreranno nei maxi schermi», possono benissimo sostituire un telegiornale di impianto tradizionale. Il presupposto, totalmente falso, è che l’annuncio di una notizia assolva di per sé a una finalità informativa. Il messaggio, più che mai capzioso, è che l’importante sia essere aggiornati sugli avvenimenti, senza alcun bisogno di approfondirne le implicazioni e di scandagliarne i significati. È crollata la Borsa? Lo so. Hanno fatto un’altra strage di civili in Afganistan? Lo so. Berlusconi voleva le elezioni anticipate e adesso non più? Lo so. E siccome lo so, non ho bisogno di nient’altro. In quanto cittadino ho il diritto di voto, a prescindere dal fatto che conosca oppure no l’Abc della Costituzione o dell’economia o di qualsiasi altro tema portante della società in cui vivo. In quanto telespettatore ho il diritto di giudicare al colpo d’occhio qualsiasi cosa, dal nuovo look della Ventura alle decisioni del G20. Anche se magari non so nemmeno che cos’è esattamente il G20. 

È questo, il grande e generalizzato raggiro che sta alla base di ogni altra manipolazione politica e culturale. È nel far credere che apprendere la notizia equivalga a comprendere le sue cause e i suoi effetti. È nell’illudere le persone di possedere, per diritto di nascita e, al più tardi, in coincidenza col raggiungimento della maggiore età, ciò che serve per penetrare il senso di quel che accade in Italia e nel mondo. Porre il problema del Minzolini di turno è del tutto inutile, se non si riconduce il suo caso specifico al degrado complessivo. Se non si comprende, e non si tiene per fermo, che la prima e imprescindibile “informazione” da trasmettere al pubblico è la complessità del reale, con l’indispensabile onere di doversi documentare a fondo prima di poter addivenire a un giudizio degno di tal nome. Se non si ristabilisce una nitida linea di demarcazione tra le stupidaggini che sprofondano nel gossip e le questioni che meritano realmente di essere seguite. Sul sito del Tg1 (di Minzolini?) campeggia una foto di Miss Italia con la scritta «Ti piace? Dì la tua sul blog», ma non è che su quelli di Repubblica o del Corriere non si trovino corbellerie analoghe. E pertanto... 

 

Federico Zamboni

 

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Rassegna Stampa del 14/09/2010