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Con quella faccia un po’ così, il Movimento 5 Stelle va alla conquista di Genova

Il Comune di Genova, non unico in Italia, è alla canna del gas. Questo è il messaggio mandato dal sindaco Marta Vincenzi al ministro Matteoli nel presentarsi priva della fascia tricolore all’inaugurazione del Salone Nautico. In effetti, a quanto emerge da alcune circolari interne, l’amministrazione è già in piena agonia. Tra le varie nuove disposizioni, circola da un po’ l’ordine di servizio di non rinnovare i contratti alla montagna di precari finora indispensabile per far funzionare la macchina comunale. A breve, ai collaboratori coordinati, a progetto, somministrati, insomma ai tanti sfruttati sotto diverse tipologie contrattuali, verrà richiesto di aprire partita IVA. Una soluzione ovviamente in perdita per chi lavora. L’alternativa è togliere il disturbo.

Tra i lavoratori atipici del Comune, come tra i lavoratori di mezza Italia, si diffonde il panico e il malcontento, creando il contesto peggiore per le prossime imminenti elezioni amministrative, previste nella primavera del 2012. Per le quali già il caos regna incontrastato tra le forze in campo: la sinistra, che domina da sempre nella “rossa” Genova, è divisa, guarda caso, tra il sindaco uscente Marta Vincenzi, la parlamentare Roberta Pinotti e un outsider proveniente dall’Università, Marco Doria. La destra praticamente non esiste, a parte qualche sacca di consenso nei pochi “quartieri-bene” e un presidio della Lega, regolarmente sbertucciato dai residenti, nel quartiere dove si vorrebbe costruire una moschea.

Ma attenzione… Sospiro di sollievo: il Movimento 5 Stelle ha annunciato il proprio candidato alla poltrona di sindaco. Siamo salvi? Niente affatto. La speranza che Grillo avesse particolare cura nella scelta della candidatura a sindaco della propria città natale, sfuma non appena si approfondisce il po’ il caso. Il candidato è Paolo Putti, poco noto in città, se non per essere un componente del comitato locale che, meritoriamente, si oppone alla costruzione dell’ennesima inutile infrastruttura stradale, la cosiddetta “gronda di Ponente”. La sua consacrazione, annunciata in pompa magna con una conferenza stampa, a cui per altro Grillo non si è presentato, ha spiazzato però molti simpatizzanti.

Sì perché il mantra del guru a cinque stelle è sempre stato: “trasparenza in Rete, i candidati vengono scelti sulla piattaforma internet, dove uno vale uno”. Eppure Putti, presentandosi, dice che la sua candidatura «l’ha voluta la gente». Che è poi la stessa fuffa con cui Berlusconi giustifica la sua permanenza al potere, tipica insomma dei politici con una legittimità debole. E tale è Putti: non c’è traccia di votazioni online, di trasparenza manco a parlarne. La sua candidatura è stata in realtà una designazione da parte del meet-up locale più ammanicato con lo staff di Grillo, che di suo non ha esitato a dare subito la benedizione.

Una benedizione controversa. Il gruppo in questione, oltre ad essere il più esiguo in città, si raccoglie attorno a persone precedentemente in forze a partiti, anzitutto l’Italia dei Valori, appartenenti a quel sistema che il M5S vorrebbe abbattere. Alcuni hanno anche ricoperto cariche pubbliche, assumendo durante il mandato posizioni tutt’altro che di rottura rispetto alle politiche dei partiti di maggioranza. In alcuni casi giovandosi anche dell’affiancamento di personaggi improbabili, tipo lo Scilipoti prima versione. Di fatto, il benestare di Grillo ha consacrato una piccola accolita vicina ai partiti tradizionali. E quell’accolita ha espresso la candidatura a sindaco, tenendo tutto chiuso nel proprio “cerchio magico”, senza alcun confronto reale col territorio. Che l’avrebbe bocciata senza appello.

In buona parte dei simpatizzanti e sostenitori il malumore è palpabile: il meet-up più numeroso in città, circa 1300 iscritti, ha reagito togliendo le insegne di Beppe Grillo, come già un altro aveva fatto un anno e mezzo fa. L’accusa: non c’è traccia di quel “dal basso”, mito assoluto della politica grillista. Che a questo punto, pare evidente, a Genova ha aspirazioni minoritarie, da movimento di lotta. Anzi da movimento capoeira, visto che da sempre si limita a mimare la lotta, per non disturbare i manovratori. Aspirazioni reali al governo non ce ne sono, anche perché significherebbe assumersi responsabilità, prendere decisioni, realizzare ciò che si promette, e sarebbero dolori. Per riuscirci, specie con le promesse del grillismo, servirebbero persone strutturate e capaci, a combattere e a costruire.

È noto però che Grillo non apprezza candidati del genere. Già alle regionali liguri del 2010 il comico rifiutò in malo modo, anche su pressione del meet-up oggi certificato come lista civica, la forte candidatura di Paolo Franceschi, un medico noto per le sue battaglie ambientali, scelto per mezzo di primarie regolari e trasparenti. Un’uguale sorte ha avuto la candidatura a sindaco del noto giornalista Ferruccio Sansa, caldeggiata da molti gruppi in Rete. Autore di un libro sulla cementificazione in Liguria, terrore del sistema locale, Sansa avrebbe portato il consenso grillista, secondo un sondaggio, dal vago 2% attuale a un consolidato 12%, ampiamente sviluppabile. Quando si è saputo dell’ipotesi-Sansa, nel PD locale ci sono state scene di panico. Subito dopo, casualmente, il meet-up oggi certificato ha sparato una batteria di comunicati e dichiarazioni in cui si disconosceva la proposta di candidatura. Che in breve è caduta, con sollievo del PD e dei suoi tentacoli nell’area grillista.

Un’area che, a Genova e probabilmente anche altrove, non appare in grado di elaborare programmi strutturati. Putti, in conferenza stampa, dice che il programma verrà costruito dalla “gente”, online. Qualche brandello di idea in realtà è già pronto, solo che tra le questioni che Putti elenca in conferenza stampa non ce n’è una di competenza del Comune, e quelle poche appropriate sono utopie o proposte contraddittorie e incomplete. Sul capitolo “legalità”, ad esempio, sa solo recitare la poesiola “Berlusconi-Dell’Utri-Schifani”, il che è un po’ poco in una delle città (e regioni) del nord più infiltrate dalla malavita organizzata, tanto da richiamare la Commissione parlamentare antimafia, che si riunirà a Genova a fine mese.

Con questo fardello di contraddizioni, punti oscuri e impreparazione, Putti va al massacro delle amministrative genovesi. Ma non basta. Dipendente di una cooperativa che lavora su appalti del Comune, oggi al centro di una maxi inchiesta della Procura e della Guardia di Finanza per turbativa d'asta e corruzione sui fondi per il sociale, Putti è se non ricattabile, sicuramente condizionabile. Il perfetto candidato di sistema, insomma. Come tale, per molti è solo la vittima sacrificale della cricca locale che monopolizza l’organizzazione grillista fin dalla nascita, e che spera con Putti di ottenere una volata per ruoli più importanti, in Provincia o, chissà, magari a Roma.

Putti qualcosa raccoglierà, perché le anime belle e distratte, e soprattutto quelle disinformate, sono tante. Ma raccoglierà comunque meno di quanto stia calcolando, e di quanto Grillo stesso, se mai si attiverà direttamente, sarà in grado di raccogliere. Per ora il guru, insieme alla Casaleggio, reduci dal grave divorzio con Travaglio, vanno avanti nel loro esperimento socio-politico. Sarà curioso vedere le loro facce un po’ così, le loro espressioni un po’ così, dopo aver visto i risultati elettorali delle comunali di Genova. 

Davide Stasi

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