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Irlandesi in galera per la libertà, ma non nel Regno Unito stavolta

Sono ancora imprigionati i quattordici irlandesi, per buona parte membri dello Sinn Fein, sequestrati in acque internazionali, quando la marina israeliana ha abbordato la nave umanitaria Saoirse diretta a Gaza.

I primi sette delegati avrebbero dovuto essere rimpatriati nella mattinata di ieri, ma l’esercito ne ha impedito l’imbarco sul previsto volo per Londra e adesso sono ancora detenuti in Israele “per un tempo non specificato e senza ulteriori informazioni disponibili dalle autorità di Tel Aviv”, come ha dichiarato Claudia Saba, la portavoce dell’iniziativa “Freedom waves”.

Fintan Lane, coordinatore nazionale di “Irish ship to Gaza”, ha denunciato le “continue vessazioni e ripetute e umilianti perquisizioni” subite e ha accusato Israele di voler “incrinare lo spirito” dei partecipanti all’iniziativa umanitaria, in perfetto stile Irlanda del Nord. Un tempo, infatti, agli irlandesi questo accadeva nelle carceri inglesi, ma la globalizzazione ha colpito anche il sistema detentivo con una sorta di “libera circolazione dei detentuti”.

La discriminazione etnica è ancora di moda, invece, in Israele: i 9 canadesi della flotilla sarebbero già stati rilasciati. Quella è una opinione pubblica che non deve essere troppo irritata in vista della guerra di Natalecontro l’Iran, mentre di Hassan Ghani, il giovane giornalista anglo-iraniano, strana coincidenza, di PressTv, non si sa più nulla.

Il padre del corrispondente, Haq Ghani, ha detto di aver potuto avere solo un breve contatto telefonico con il figlio e nella breve telefonata gli ha spiegato di aver rifiutato di firmare un documento che sollevava le autorità israeliane da ogni responsabilità in modo preventivo. Come aspettarsi il rispetto del diritto da uno Stato che compie atti di pirateria, rapendo i passeggeri di navi mercantili in acque internazionali: non c’è differenza coi pirati somali, è tempo di intervenire per garantire la libertà di navigazione.

fm

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