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Giù le mani da Amici miei - FREE

Altro che omaggio alla memoria e all’opera di Monicelli: il prequel confezionato da Neri Parenti è una speculazione commerciale su un grande film che fa parte dell’immaginario collettivo. E che proprio per questo ha scatenato una sollevazione di massa su Facebook

di Ferdinando Menconi

Eh no, caro Neri Parenti, regista dei miei cinepanettoni, non sono gli «integralisti che prendono d'aceto», ma tu che ci vai in puzza perché sono già quasi 90mila su Facebook ad aver aderito al boicottaggio di questa indegna operazione commerciale che inutilmente si cerca di spacciare come “atto d’amore”.

L’atto d’amore verso il cinema lo compie, invece, proprio chi si oppone a questo prequelpanettone fuori stagione, e, non illuderti, non sono indignati perché non c’è la “dedica” al grande Monicelli; sarebbe stato peggio ci fosse stata: i 90mila, e non solo loro, l’avrebbero vissuto come insulto alla memoria di uno dei nostri maggiori cineasti, uno dei pochissimi veramente fuori dagli schemi e dalle catalogazioni.

Quelli della produzione sono milioni inutilmente, e vergognosamente, buttati: non è con questi film che si risolleva il cinema italiano. Gli investimenti dovrebbero essere concentrati altrove, ma non ci sono più i De Laurentiis di una volta: quelli che, giustamente, facevano soldi amando  e promuovendo il (buon) cinema, e infatti quei De Laurentiis Hollywood li ricorda nel momento più toccante nella cerimonia degli Oscar. 

Come, poi, potremmo berci noi, “integralisti” del buon cinema, che nel film ci sono tutte quelle sfumature che l’ufficio stampa, eccellente e creativo equilibrista va detto, cerca di propinare? E come potremmo vedere, oltretutto, nei soliti noti dei film di natale gli eredi, anzi i progenitori, di Noiret, Tognazzi, Moschin, Del Prete (Montagnani), Celi? Costoro erano attori e non maschere che recitano la stessa macchietta, ovunque e in qualsiasi epoca si ambienti il film. Ma possiamo davvero prendere sul serio un film dove Ceccherini dovrebbe sostituire Blier o Stoppa nel ruolo di vittima degli “zingari”? 

Ma forse Parenti ci ha, davvero, presuntuosamente, creduto: allora la vera zingarata è stata fargli credere che stava girando un grande film: questo sì che sarebbe veramente degno di Amici miei. Neri Parenti è stato messo in mezzo e si è illuso, non rendendosi conto che non basta un grande investimento per fare un grande film: ci vuole anche un grande regista. Un conto, infatti, è se sono i fratelli Coen, con Jeff Bridges, a girare il remake di un grande classico. Un conto, invece, è se a Monicelli si sostituisce colui che ha girato i sequel di Fantozzi, quelli che hanno ridotto a macchietta i due capolavori sociali di Salce.

Dubitiamo, purtroppo, che basterà la mobilitazione dei (per ora) 90mila a contrastare la marchetta continua,che sicuramente ci ossessionerà nel prossimo periodo – chissà quale scusa userà Vespa per promuovere l’investimento di De Laurentiis – e che riuscirà a fare del film uno dei più grandi flop della storia del cattivo cinema italiano. Ma possiamo, almeno, annotare che, grazie ai social network, i soliti arroganti stanno cominciando ad aver paura: visto che provano a farsi pubblicità anche tramite il boicottaggio e considerati i toni scomposti delle loro dichiarazioni. 

Non ci si può lamentare della crisi del cinema italiano e della mancanza di fondi istituzionali, che poi vengono dalla tassazione di noi tutti, se i produttori sperperano milioni in furbette operazioni di bassa lega come questa, e mai in grandi film: il pubblico di Natale non è quello che tiene viva una cinematografia. Al massimo si mangia una cinecolomba.

Erano già discutibili i seguiti (traduzione in italiano di sequel) di “Amici miei”, ma questo prequel va oltre: è il mettere un’etichetta indebita su un film che non c’entra nulla. E se qualcuno, poi, obietta che non si può criticare un film senza averlo visto, gli si può agilmente rispondere che se un trailer, spesso, può illudere che sia buono un film che invece è pattume, è anche vero che se neppure il trailer non ci riesce vuol dire che siamo messi male, anzi peggio. E poi conosciamo sia il valore del “regista” che degli “attori”, anche Ghini e Hendel un tempo avevano una certa classe: non è consentito, quindi, farsi illusioni. Poi è proprio come è nata questa bassa speculazione sul mito altrui che ci ha spinto ad aderire e promuovere il socialboicottaggio: neppure Tarantino è così parassita. E comunque è un parassita di genio, va ammesso.

Per noi esiste un solo Amici miei*: tolleriamo i sequel, però restiamo degli “integralisti” che schifano la cinerumenta (traduzione di trash in italiano), e questo non perché abbiamo preso d’aceto, bensì perché amiamo il cinema e nella linea cinica di Monicelli ci rallegriamo che lui sia morto in tempo per non vedere lo scempio della sua opera, e che il suo ricordo sia passato alla “Notte degli Oscar”, fra altri giganti - Neri Parenti scordati che possa accadere anche te -, e non nei titoli di coda o di testa di un oltraggio alla sua memoria, al cinema e ai suoi spettatori. 

Neri, se il boicottaggio ha “preso d’aceto” è solo perché è un boicottaggio balsamico per il cinema.

 

Ferdinando Menconi

 

 

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