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Nato o non Nato? Forse Africom - FREE

Gli stati che hanno iniziato l’offensiva in Libia ancora non raggiungono un accordo sul comando della missione. L’Italia, in particolare, vorrebbe metterla sotto l’ombrello dell’Alleanza Atlantica. Ma intanto se ne occupa il Supremo comando Usa delle truppe di terra e di mare per l’Africa, attraverso le basi militari di Vicenza e di Napoli

di Pamela Chiodi

Da quando il Consiglio di Sicurezza Onu ha approvato la no-fly zone in Libia autorizzando «tutte le misure necessarie per proteggere i civili», tra gli stessi paesi che partecipano all’intervento militare si sono create forti tensioni. L’Italia è arrivata addirittura a minacciare di non garantire più l’uso delle sette basi militari che ha messo a disposizione per l’operazione “Odissea all’alba” cui partecipa insieme a Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Spagna. Il motivo principale riguarda il comando della missione stessa, che secondo il ministro degli Esteri Frattini dovrebbe passare sotto il “cappello” Nato. 

È da giovedì scorso che i colloqui all’interno del Consiglio atlantico non danno una risposta definiva alla questione. Ieri i 28 ambasciatori dei Paesi Nato si sono riuniti l’ennesima volta per decidere il da farsi, e la portavoce Oana Lungescu ha dichiarato che l’organizzazione «è pronta ad agire se e quando sarà richiesto. I piani sono pronti e l’Alleanza avrà un ruolo tecnico nelle operazioni in Libia, ma non eserciterà il pilotaggio politico». 

Non tutti i paesi che fanno parte della coalizione sono d’accordo. In pratica, ancora non si sa chi dovrebbe far rispettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla no-fly zone, né chi sia il responsabile del comando delle azioni militari e neppure, tantomeno, quale sia il ruolo della Nato. La domanda a questo punto è una sola: chi se ne sta occupando? Washington aveva proposto di affidare la leadership nella conduzione della guerra in Libia a Francia e Gran Bretagna. Ma non se n’è fatto nulla, perché in realtà sembra ci sia già una regia. Quella dell’Africom, cioè lo United States Africa Command. 

Si tratta di uno dei nove comandi del Dipartimento della Difesa Usa che, come si legge sul suo sito ufficiale, «è organizzato di concerto con le agenzie del governo statunitense e altri partner internazionali per condurre programmi di sicurezza attraverso attività militari organizzate dall’esercito, promosse per stabilire e assicurare il coinvolgimento africano nel sostegno della politica estera degli Stati Uniti. (...) In qualità di organizzazione militare, la responsabilità verso il popolo americano è quella di sostenere la priorità della sicurezza nazionale degli Stati Uniti» e di difendere la strategia della politica estera americana in Africa. È per raggiungere questi obiettivi che l’Africom «lavora insieme a diverse agenzie statunitensi come il Dipartimento di Stato americano e l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale». 

Non è chiaro, però, quali siano le intenzioni in Libia. Fatto sta che le fasi di distruzione della contraerea libica affidata al generale Carter Ham, responsabile di US Africom che coordina le operazioni da Stoccarda, pare stia andando a buon fine. Infatti, stando a quanto dichiarato dal portavoce Africom, Vince Crowley, l’intensità delle azioni militari potrebbe aver raggiunto il suo picco e perciò «stiamo passando alla fase di pattugliamento». Nonostante il centro principale del Supremo comando americano per le truppe di terra e di mare per l’Africa si trovi in Germania, “l’Odissea all’Alba” viene coordinata anche attraverso la basi che l’Africom ha in Italia. A Napoli si trova il comando navale, mentre a Vicenza c’è quello terrestre; quest’ultimo andrà a pieno regime con la conclusione dei lavori della famigerata Dal Molin. 

È dal 2008, anno in cui è stato istituito l’Africom, che sul territorio italiano sono state insediate le sue basi militari. La decisione fu presa sia dall’ex ambasciatore americano Ronald Spogli, sia dal ministro Frattini che all’epoca la definì «una struttura di comando che opera nel quadro Nato», mentre invece era ed è uno dei comandi del Pentagono. L’Africom ha perciò un ruolo per nulla indefinito nell’operazione bellica in Libia. Come ha affermato ieri il vice ammiraglio francese Jean-Pierre Labonne «la Joint Task Force Odyssey Dawn (l’operazione “Odissea all’Alba”, Ndr), è la Us Africa Command task force, costituita per fornire il comando operativo, tattico e di controllo delle forze militari statunitensi, per sostenere la risposta internazionale ai disordini in Libia e per l’esecuzione della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza».

 

Pamela Chiodi

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