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Siria. Cresce il rischio di guerra

Il discorso di Assad ai suoi sostenitori e la morte del giornalista Gilles Jacquier hanno ulteriormente infiammato la situazione in Siria.

Sul fronte della Lega araba va segnalata una profonda divisione, non solo all’interno della missione degli osservatori, ma anche degli stessi paesi che li hanno inviati. L’osservatore algerino ha, infatti, abbandonato, insieme ad altri, l’incarico, mentre il suo ministro degli esteri, Mourad Medelci, ha dichiarato che «Il governo ha fatto dei passi avanti. Forse non sono sufficienti, ma sono stati fatti dei passi».

La Clinton, per parte sua, ha accusato Assad di cinismo e “complottismo” dichiarando «Al posto di un’assunzione di responsabilità quel che abbiamo ascoltato dal Presidente Assad nel suo discorso freddamente cinico di ieri sono state solo scuse, accuse ai Paesi stranieri e di cospirazioni tanto ramificate da includere l’opposizione siriana, la comunità internazionale, tutta la stampa internazionale e la stessa Lega Araba».

Il Segretario di Stato USA ha quindi negato ogni coinvolgimento in complotti che premerebbero per il verificarsi di uno scenario libico, condito da un intervento di terra di truppe straniere, cosa tanto palese quanto la repressione, se non di più.

A conferma del “complotto” sono invece risuonate le parole dell’aspirante Sultano Erdogan, per il quale «La Siria sta scivolando verso una guerra di religione, di sette e di etnie e dobbiamo evitarlo». Peccato solo che la guerra di religione fra sunniti e sciiti sia già in corso, non solo in Siria, e che la Turchia non solo non sta facendo nulla per evitarlo, anzi sta soffiando sul fuoco.

Erdogan ha, infatti, aggiunto che «La Turchia deve assumere un ruolo di guida perché una guerra civile in Siria sarebbe un problema anche per la Turchia. Questa situazione costituisce una minaccia per la Turchia». La minaccia sarebbe costituita da orde di profughi, e su questo l’azione sarebbe di creare una zona cuscinetto in territorio siriano, compito ovviamente da demandare all’esercito turco, come primo passo per una completa invasione che avvicinerebbe ancor più la Turchia, più che a un “ruolo di guida”, ad una rinnovata egemonia nella regione.

Questa guerra “umanitaria” s’ha da fare e si farà, Russia e Cina permettendo.

(fm)

 

 

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