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OWS: raffica d’arresti a Oakland e New York

Sabato a Oakland, California, si è verificata una raffica di arresti a danno degli attivisti di Occupy Wall Street. Dopo qualche settimana di quiete, complice anche l’inverno e una riorganizzazione interna, gli occupanti cominciano di nuovo a farsi sentire contro quell’1% che, attraverso la finanza e la speculazione, viene ritenuto la causa della crisi economica e delle sofferenze sociali.

Durante la manifestazione, circa trecento dimostranti sono stati arrestati a seguito dell’irruzione nel municipio della città, accompagnata dal falò di una bandiera americana. L’occupazione della sede comunale è stata l’apice di una giornata di tensione tra gli attivisti e le forze dell’ordine, iniziata attorno a un centro congressi abbandonato, che i manifestanti avevano intenzione di occupare, per stabilirvi un quartier generale. La polizia ha cercato di disperdere le centinaia di persone in corteo, accusate di aver dato vita a una sassaiola e di aver utilizzato ordigni esplosivi fatti in casa, forse bombe-carta.

Le cifre sui manifestanti non sono certe: c’è chi parla di qualche centinaio, e chi parla di migliaia di persone che, a seguito degli incidenti, fallito il tentativo di occupare il centro congressi, hanno cinto d’assedio la sede di un’organizzazione cristiana ecumenica, la Young Men’s Christian Association. In questa fase sono partiti gli arresti, dopo i quali il corteo si è diretto al municipio, dove la protesta ha dilagato, nonostante gli schieramenti di polizia, fino a fare irruzione degli uffici.

Il livello dello scontro, dopo la riorganizzazione del movimento, sembra essersi alzato. Le elezioni presidenziali incombono, e Occupy Wall Strett non vuole certo restare a guardare. E nel corso del tempo Oakland sta emergendo come un punto di riferimento per il movimento, insieme alla sede nativa di New York. Sempre sabato, non a caso, anche a New York ci sono stati diversi arresti, in risposta al tentativo degli attivisti di occupare un edificio nell’area di Brooklyn.

Al momento, dunque, lo scontro s’impernia sul tentativo di Occupy Wall Street di stabilire delle sedi di riferimento, per la propria organizzazione come per i simpatizzanti. Un passaggio fondamentale, che non a caso le autorità fanno di tutto per impedire, al fine di evitare che il movimento di protesta arrivi ad inquinare il periodo elettorale e di imbarazzare fortemente i candidati. Come accaduto a Washington, sempre sabato sera, dove un gruppo di attivisti ha accolto per come merita il presidente Obama, arrivato per partecipare alla cena di gala dell’esclusivo “Club Alfalfa”, notoriamente un covo di businessman, lobbisti e dei più influenti tra i politici americani.

(ds)

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