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TUTTO IL CINISMO DI MONTI

Il governo taglia le agevolazioni fiscali e il premier si autoassolve: «Comunque, più popolari dei partiti»

Si potrebbe adattare una delle tipiche frasette dello sport, “squadra che vince non si cambia”, e trasformarla in “storiella che funziona non si molla”.

La storiella, non proprio inedita ma sempre efficace, si basa un classico artificio retorico: mettere a confronto due entità, presentandone una in termini così totalmente negativi da rendere di gran lunga preferibile l’altra. Che, perciò, esce magnificata non tanto dai suoi meriti ma dai demeriti altrui.

È esattamente quello che sta succedendo qui in Italia con l’attuale governo. Benché le sue politiche “lacrime e sangue” lo espongano all’odio collettivo, a rovesciare il verdetto basta – o dovrebbe bastare – l’idea che la classe dirigente che lo ha preceduto fosse ancora peggio.

La mistificazione, tanto più efficace perché si basa su elementi di indiscutibile verità, consiste nell’addebitare al sistema dei partiti tutte le colpe del dissesto in cui ci troviamo e, per di più, nel sommergerla di fango a forza di scandali. La requisitoria è ineccepibile per un verso ma capziosa per l’altro.

Che molti dei politici abbiano abusato dei loro incarichi in maniera criminosa e quasi inverosimile è sotto gli occhi di tutti, specie in questi giorni di “rivelazioni” a catena sulle ruberie che a quanto pare si sarebbero verificate un po’ dappertutto, ma ciò non toglie che la crisi italiana si innesti a sua volta su una crisi che è innanzitutto finanziaria e che è nata e si è sviluppata all’estero, e segnatamente negli Usa.

Mario Monti, e chi gli regge il gioco, stanno facendo proprio questo: trasferire sui singoli Stati il peso, e persino la responsabilità, di quanto è accaduto a causa della speculazione internazionale. Un calcolo di impareggiabile cinismo che purtroppo sta dimostrandosi azzeccato e che, perciò, spinge anche alla superbia. E quindi all’arroganza.

Monti si sente forte, anzi intoccabile, e allora non si fa scrupoli a dirlo: «Abbiamo pesato in modo che non ha precedenti sui cittadini con le riforme fatte, ma siamo più popolari dei partiti che queste cose non hanno fatto».

Per ora i fatti gli danno ragione. E c’è solo da sperare che le parole chiave siano le prime due: per ora.

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