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UN ALTRO SCHIAFFETTO A MARCHIONNE

La Corte d’Appello di Roma conferma: la Fiat ha discriminato i lavoratori Fiom e dovrà rimediare

Saranno anche delle «regole particolari che sono folcloristicamente locali», come le definì nel giugno scorso l’ad della Fiat, ma evidentemente godono di un certo seguito tra i magistrati italiani.

La sentenza di primo grado, infatti, è stata convalidata anche in appello. Come era logico, del resto: e non certo perché i giudici, come direbbe Berlusconi, sono «tutti comunisti», ma perché non era molto credibile che quanto accaduto nella neonata Fabbrica Italia Pomigliano dipendesse solo dal caso. Il dato balzava all’occhio, in effetti. Tra gli oltre duemila assunti non c’era neanche un iscritto alla Fiom. Una “anomalia” statistica che portava diritta a un’unica conclusione: quelli dell’odiata Cgil erano stati discriminati, presumibilmente come ritorsione per la mancata firma del nuovo contratto.

Fissata la chiave di lettura, il resto è venuto da sé. E lo abbiamo raccontato in dettaglio nel giugno scorso (qui). Il giudice del Lavoro ha chiamato un esperto di statistica, un inglese di Birmingham, e gli ha chiesto di calcolare con assoluta esattezza quanti avrebbero dovuto essere i dipendenti Fiom, al netto dei pregiudizi padronali. Risposta: 145. Non uno di meno.

La reazione di Marchionne fu per l’appunto quella che abbiamo accennato in apertura. Una via di mezzo tra la filippica antisindacale e la meraviglia antropologica, da esploratore ultra civilizzato che, per sua sfortuna, si è imbattuto in una tribù di selvaggi, alla quale per di più gli tocca pagare pegno: «Questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l'attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa. Un evento unico che interessa un particolare paese che ha regole particolari che sono folcloristicamente locali».

A questo punto, dopo la conferma in Appello, per il gruppo (ex) torinese non sembra esserci molto altro da fare se non prenderne atto e ottemperare ai relativi obblighi. Sempre che, certo, Marchionne & C. non vogliano tentare la carta di qualche ricorso internazionale, magari facendo istituire ad hoc un “Alto tribunale globale per i diritti dell’Auto”.

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Santanchè contro tutti