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Slash (ex Guns N’ Roses) – 23 ottobre 2012 a Bologna, 24 a Roma, 26 a Padova

La domanda, lo so, non può che nascere spontanea: ma un concerto di Slash… nel 2012… Non sarebbe forse il caso di mettere certe nostalgie in naftalina e provare a vivere il presente, anche quello musicale, con uno spirito diverso?

Dunque…

Sì, da quei giorni di rose e pistole sono passati ormai venti anni buoni, inutile far finta di niente. E il lungocrinito e riccioluto chitarrista, dopo aver pagato dazio a una gioventù che più bruciata non si riesce a immaginare, ha sorpassato il mezzo secolo d’età e porta un defibrillatore impiantato nel cuore per evitare di rimanerci secco come un qualsiasi signor nessuno. Va da sé che di festini con Nikki Sixx e di bottiglie di Jack Daniel’s accompagnate da “polveri” varie, oggi rimane soltanto l’alone mitico che riecheggia in certi articoli o dalle pagine della sua autobiografia. Come va da sé che lo scenario del carrozzone rock’n’roll non ha più niente a che fare con gli ovattati fasti dei tardi Ottanta - primissimi Novanta che lo videro mattatore, quando tutto nel music biz sembrava avvolto in una gigantesca bolla di sapone e capitava che anche i Cinderella (li nomino per via del monicker, Cenerentola, così evocativo) vendessero milioni di dischi.

Eppure, per quanti abbiano perso le tracce della carriera di Slash dopo l’uscita dai Guns N’ Roses del 1996, vale forse la pena ricordare che in questi ultimi, abbondanti tre lustri il nostro non si è trastullato come il nemico Axl Rose in una specie di eremitaggio autoimposto, fatto di dischi che non escono mai e di comparsate più o meno numerose nei rotocalchi extramusicali. No, al contrario! Sempre pronto a mettere mano alla sua sei corde, il chitarrista londinese ha fatto quello che ci si aspetta che faccia ogni grande musicista degno di questo nome: ha ricominciato da capo. Prima con gli ottimi Snakepit, nati come diversivo-divertimento dai Guns e autori invece di due album (soprattutto It’s five o’clock somewhere) di rock’n’roll che più onesto non si può; quindi con i mai troppo rimpianti Velvet Revolver, che con un pizzico di fortuna in più e qualche problema “tossico” di Scott Weiland in meno sarebbero forse ancora in giro a incendiare i palchi di tutto il mondo; e infine, dal 2010, con una carriera solista che lo ha visto sfornare un debutto omonimo di pregevolissima fattura (al quale hanno dato la voce praticamente tutti i più grandi cantanti viventi) e poi un’ultima, recente release, Apocalyctic Love, che è un bell’esempio di come un certo tipo di sound, in mano a chi ha stoffa e fantasia, possa conservarsi decisamente effervescente e attuale. Niente male per uno che la maggior parte delle persone si ostina a considerare  sempre e “soltanto” come il chitarrista-icona di quella band e, dunque, come una specie di marcescente deità di un’epoca ormai passata.

Il problema, però, non è tanto conoscere cosa e quanto abbia fatto Slash in questi ultimi quindici anni. Vero? Voi volete sapere cosa aspettarvi da una serata come quella di oggi a Bologna, o di domani a Roma, o di venerdì a Padova. Varrà davvero la pena di tirar fuori i soldi per il biglietto? O si rischia uno di quei patetici revival del quale si può fare francamente a meno?

Avendo avuto la fortuna di assistere al suo penultimo concerto nel nostro Paese, al “Gods of Metal” di Milano, posso assicurarvi che lo show difficilmente tradirà le aspettative, quantunque i vostri palati di rocker possano essere tra i più fini e intransigenti sulla piazza. In primis perché i musicisti dai quali Slash è accompagnato, Myles Kennedy alla voce e i The Conspirators alle altre postazioni, sono una macchina da guerra compatta che sa tenere la scena senza difetti di personalità o ansie di paragone con “pistole e rose”; in secundis perché la scaletta dei concerti pescherà a piene mani dal meglio della sua produzione di questi ultimi tre lustri e potrete dunque constatare con le vostre stesse orecchie quanto il suo songwriting sia rimasto di rara pregevolezza rispetto a quello di molti suoi colleghi in circolazione; e infine… sì, infine perché non mancheranno alcune di quelle certe canzoni che ancora oggi, nonostante il piglio da espertoni un po’ snob che vi piace tanto esibire, faranno sì che i vostri piedini e le vostre manine non riescano proprio a star fermi, facendovi sbattere come quindicenni al primo live.

Date retta: lasciate stare la seratina pantofolaia che avevate programmato in attesa del fine settimana. E se anche – parlando specificamente a chi sta a Roma e dintorni, o può planarci a piacer suo – avete già preso appuntamento con gli amichetti per una birretta al Pigneto, fate una cosa: costringeteli a venire con voi al Palalottomatica per una volta, oppure inventatevi, senza troppa vergogna, la prima balla utile che vi viene in mente per svincolare. Sarà la classica bugia detta a fin di bene. Il vostro. Vogliatevi bene. E state tranquilli. Saranno soldi ben spesi.

Domenico “John P.I.L.” Paris

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