Ottima scelta

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Tito & Tarantula – Init – Roma, 29 ottobre 2012

Odiate i lunedì, vero?

Il lavoro che ricomincia, la brutta faccia del vostro capo che sbraita, il traffico impazzito…

Eppure, non sempre tutto è perduto. Non sempre dovreste rassegnarvi e chinare la testa all’inesorabilità dell’inizio di settimana, contando i minuti che mancano al prossimo venerdì. No, ci sono cose che si possono fare in questo giorno ingiustamente vituperato che potrebbero cambiarvi l’umore e lanciarvi verso le sei restanti ventiquattro ore con un piglio differente.

Per esempio? Beh, per esempio decidere, una diavolo di volta, di spegnere quel fastidioso cubicolo animato che hanno designato a padrone delle vostre serate. No, nessuno vi sta chiedendo di uscire a far bisboccia come dei ventenni alla prima sortita universitaria, né di fare le quattro del mattino a poeteggiare su una qualche sommità dell’Aventino. Se vivete a Roma, basterebbe arrivare dalle parti della Stazione Casilina e domandare, se non lo sapete, dov’è che si trova un locale chiamato Init (certo che se non sapete già dove si trova, voi di musica…). Sì, perché lì, stasera, ci troverete ad esibirsi un gruppo che magari non riuscirà a scalzare dalle vostre preferenze all times i Beatles o i Rolling Stones, ma che vi potrebbe regalare, a un prezzo più che contenuto, una serata che potreste ricordare per un sacco di tempo: Tito e Tarantula, infatti, sono uno di quei gruppi che magari non sentirete nominare troppo spesso negli eminenti circoli dell’alternativismo musicale, ma che, garantito, sono tranquillamente in grado prendere a calci il vostro culetto pigro e, in aggiunta, scaldare i vostri cuori notoriamente bisognosi di autentica passione.

Dopo aver sgomitato (con tutte le fatiche del caso) nel famigerato underground losangelino per un bel po’ di anni, questi signori, capeggiati da un gentile “tipaccio” d’origine messicana con l’appeal del delinquente western, sono riusciti a conquistare la ribalta internazionale grazie ad una manciata di canzoni inserite nella colonna musicale di due pellicole girate da quel rude cinematografaro di Robert Rodriguez, Desperado e Dal tramonto all’alba. Sia in un caso che nell’altro, il loro perfetto mix di rock ad alto wattaggio, incursioni calibrate nel tex-mex e un’inconfondibile impronta melodica sempre pronta a far a cazzotti con la voglia di spingere sull’acceleratore, lasciano l’ascoltatore di bocca buona con un sapore in bocca che più dolce non si potrebbe desiderare.

Amate il rispetto della “tradizione” nel modo di comporre di una band? Le dinamiche sonore di The Strange Face of Love  o Afterdark sono la quintessenza della canzone rock, scritta in crescendo per arrivare al climax di un ritornello killer che non uscirà più dalla vostra testa. Volete delle cavalcate elettriche che vi facciano salire la pressione a tremila e scuotervi in preda a un parossismo anca-bacino? Bene, preparatevi a Sleeping & Sleeding e Angry Cockroaches e fatevi il segno della croce, perché trattasi di cavalcate in puro old style, nelle quali i potenti e distorti riff bluesy sono irrobustiti da un bassaccio inesorabile e da un pestar di cassa e tamburi che non si placherebbe neanche a sparare al batterista. Vi piacciono le ballatone romantiche dove però non manca il tocco di rabbia “mascula” o uterina che le distingue dalle solite moscerie e riesce, dunque, a farvi fremere davvero? Qualcosa mi dice che, ascoltando Back to the House, potreste aver trovato uno dei vostri primi cinque inni di “romanticoni arrabbiati”, sempre in bilico tra la voglia di baciare la vostra dolce metà o buttarla dalla finestra.

Oltre a questo, se oltre è lecito sperare, troverete altre due cose che al giorno d’oggi sembrano essere diventate merce rara sopra un palco: l’onestà nel parlare di rabbia, vita e amore senza volersi atteggiare per forza al rivoluzionario inkazzato o al gran dispensatore di sermoni à la Bono Vox; e il mestiere di chi ha scalato la montagna a mani nude e sa che per guadagnare anche solo un singolo metro nella roccia (nel rock, per l’appunto) c’è bisogno di saper piazzare bene i chiodi d’arrampicata e stare accorti a dove si mettono i piedi. Saper suonare, insomma.

Che dite, si può fare questo strappo alla regola del lunedì o vi basta metter su un Vasco Rossi d’annata e sentirvi legittimati a rimanere in poltrona?

Dai, ci vediamo all’Init.

Domenico “John P.I.L.” Paris

P.S.

E poi, se per voi le parole dell’uomo di Zocca rimangono sempre il “Vangelo”, ricordatevi che a un certo punto della famigerata canzone contro il primo giorno della settimana, lo strilla proprio lui, a pieni polmoni: «E adesso basta vado fuori…».

Forza un po’, muovetevi!

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