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Povero Daccò, con quella pena «inusitata»


La Procura aveva chiesto cinque anni e sei mesi, il Gup gliene ha rifilati dieci.

Certo: in primo grado e quindi con i soliti margini di modifica, e di riduzione, che sussistono nel verdetto di appello, ma il colpo è arrivato a sorpresa e non è stato incassato molto bene neanche dall’avvocato difensore, Giampiero Biancolella. 

Il quale, infatti, se ne è stupito a gran voce, per poi racchiudere tutto il suo sconcerto per la sentenza in un solo aggettivo: «inusitata». Confondendo così quello che è eccessivo in se stesso e ciò che invece è soltanto inconsueto. (fz) Nel Quotidiano

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