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Dopo il Porcellum, il Super Porcellum

Altro che legge bipartisan, come si converrebbe alle regole del gioco che si fissano di comune accordo e poi, ma sì, che vinca il migliore. 

All’interno della commissione Affari costituzionali del Senato, che si sta occupando di riscrivere la legge elettorale, un accordo lo hanno effettivamente trovato, ma che sia comune proprio no. Grazie a un’intesa alquanto ampia, che ha riunito Lega, Pdl, Udc, Fli e Mpa, e cha ha approvato una proposta di Francesco Rutelli, il Porcellum si è trasformato in una specie di Super Porcellum. Che va allo stesso tempo in una direzione uguale e contraria rispetto al suo predecessore. 

La chiave di volta, infatti, è che nella nuova stesura rimane il premio di maggioranza – che permise a Berlusconi & C. di avere il controllo assoluto della Camera, prima dell’implosione a cavallo tra 2010 e 2011 – ma invece di assegnarlo a chi ottiene più voti, lo si attribuisce a chi raggiunga una percentuale prefissata. Che è pari, nientemeno, al 42,5.

In pratica, un obiettivo che è fuori portata per chiunque. E a quel punto, va da sé, delle due l’una: o gli inciuci (pardon, gli accordi) si fanno prima del voto, oppure, più probabilmente, dopo. 

A quale scopo? Non chiedetelo a Casini, comunque. Quando gli hanno domandato se la mossa potesse avere qualcosa a che vedere con un Monti-bis, lui è caduto dalle nuvole: «Cosa c'entra questo?».

Ma nulla, Pierferdi. Proprio nulla. 

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