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C’era una volta l’Eterno

Ieri, 3 dicembre, il Santo Padre è approdato su Twitter, social network di ultima invenzione.

Com’era immaginabile, ad accogliere con grande letizia l’iniziativa sono stati in tanti, ma tra le voci più gioviali spicca quella di padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, il quale, intervistato da Radio Vaticano, ha solennemente dichiarato che «lo sbarco del Papa su Twitter è non solo giusto, ma normale». Non contento, il suddetto padre ha aggiunto che in tal modo i messaggi religiosi non saranno più semplicemente trasmessi, ma anche condivisi; c’è proprio da chiedersi, dato l’evidente auditorio di ottusi sordomuti, come sia stata possibile l’evangelizzazione fino a oggi. L’apologia della tecnica, però, sfiora l’apice quando lo stesso Spadaro afferma che, proprio grazie all’essenzialità dei messaggi prevista dalla tipologia del social network, che ha il limite dei 140 caratteri, sarà finalmente possibile esprimere pensieri profondi; a patto di coltivare la propria interiorità, certo.

Smaltito lo sbigottimento per tali dichiarazioni, ci sembra utile qualche riflessione. 

di Fiorenza Licitra Per Abbonati

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