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Pace in Colombia?

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Colombia 20121204

di Ignacio Ramonet - DemocraziaKmZero

Si respira un’aria diversa, per le strade e le piazze di Bogotá. Un’aria profumata di speranze, non quella – di piombo, cupa, intrisa di paura – della violenza eterna e del conflitto senza fine. La guerra in Colombia è una delle più antiche del mondo, è iniziata (o si è intensificata) quando l’oligarchia uccise, il 9 aprile 1948, Jorge Eliécer Gaitán, un leader sociale immensamente popolare che reclamava giustizia sociale, a cominciare dalla riforma del sistema finanziario e dalla riforma agraria. Da allora, il numero di vittime è stimato in centinaia di migliaia… Oggi, in un subcontinente ampiamente pacificato, questo conflitto – l’ultima guerra di guerriglia in America latina – appare come una reliquia d’altri tempi.

Viaggiando per il paese e conversando con diplomatici, intellettuali, operatori sociali, giornalisti, studiosi o umili baraccati si deduce che, questa volta, la cosa è seria. Qualcosa sembra muoversi davvero da quando il presidente Juan Manuel Santos ha annunciato pubblicamente, all’inizio di settembre, che il governo e la guerriglia avvieranno colloqui di pace. Prima a Oslo e poi all’Avana, con il sostegno dei governi di Cuba e della Norvegia come ‘garanti’, e i governi del Venezuela e del Cile come ‘accompagnatori’. I cittadini stanno dando fiducia al processo; sentono che si è raggiunta una congiuntura interna ed esterna che autorizza – con prudenza – a sognare. E se la pace fosse finalmente possibile?

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