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Occhio, twitteristi. Gli USA vi osservano

Vicenda assurda, oh yes, ma non per questo da liquidare come una bizzarria fine a se stessa. Al contrario: da analizzare con la dovuta attenzione e da tenere a mente anche in avvenire, diffondendola quanto più possibile anche allo scopo di sollecitare delle prese di posizione ufficiali – e magari, why not, delle scuse altrettanto esplicite – da parte delle autorità statunitensi, che ancora una volta si comportano con un’arroganza da dittatura in piena regola. E che nel caso specifico, ma anche qui non è certo la prima volta, ci aggiungono un’ottusità da despoti in balìa delle proprie nevrosi.

La storia, come sottolinea testualmente persino il Corriere, «ha quasi dell’incredibile». Una coppia di giovani britannici, il gallese Leigh Van Bryan di 26 anni e l’inglese Emily Bunting di 24, è stata bloccata al momento dello sbarco nell’aeroporto di Los Angeles, lui è stato interrogato per ore e ore, e infine entrambi sono stati rispediti indietro. Motivo, si fa per dire, le immancabili «ragioni di sicurezza» degli Stati Uniti post Undici settembre, connesse ad alcuni messaggi diffusi attraverso twitter dal povero Leigh. Il quale, peraltro, è un semplice barista e non risulta avere il benché minimo precedente che possa ricollegarlo a gruppi terroristici, o anche solo ad ambienti improntati all’estremismo politico o religioso.

Le frasi “incriminate”, stando a quanto si è appreso, erano nell’ordine di assolute banalità come «[vado a] distruggere l'America» e di bravate tutte da verificare come la promessa di trascorrere le tre settimane a Los Angeles «disturbando gente e andando a “riesumare” Marilyn Monroe». Tanto (tanto poco…) è bastato a suscitare i peggiori sospetti sul malcapitato e a innescare l’allarme, fino alla sproporzionata decisione di negare la possibilità della vacanza in terra americana. Anche se poi, magari, ci sarà qualcuno talmente stupido, e protervo, da replicare che in fondo la reazione non è stata neanche troppo brutale, visto che potevano arrestarlo, a tempo più o meno indeterminato, o addirittura spedirlo in qualche posticino ben sorvegliato in stile Guantanamo.

Il tutto, oltre a confermare l’arroganza e l’ottusità di cui abbiamo detto, è un’eccellente dimostrazione sia dell’invasività dei controlli sulle comunicazioni via telefono e via internet, sia dei rischi di utilizzare procedure automatiche di verifica di ciò che viene detto e scritto, a cominciare dalle interpretazioni letterali, e decontestualizzate, di espressioni che viceversa sono soltanto iperboliche e scherzose. I limiti intrinseci di questi metodi andrebbero ovviamente controbilanciati dall’intervento umano, che però non sembra affatto in grado di farlo.

In perfetto stile western, e dintorni, lo sceriffo di turno si preoccupa solo di sparare, o se va bene di picchiare, per primo. Il presunto colpevole era invece innocente? Don’t worry. La sicurezza americana ha i suoi costi. Ma come al solito li pagano gli altri.

Marco Lambertini

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