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Milleproroghe, mille insidie

Dopo l’apposizione in queste ore dell’ennesima fiducia al Senato, manca solo la terza lettura alla Camera. Poi, anche per quest’anno, lo strambo e infido container del “tradizionale” Milleproroghe se ne andrà per la sua strada, per finire a disposizione dei suoi molti beneficiari.

Stavolta, però, l’ultimo passaggio in Commissione qualche buona notizia ce l’ha riservata. Prima tra tutte la bocciatura del condono per i manifesti abusivi, ivi inclusi quelli elettorali, che avrebbe permesso ai partiti che tappezzano le città di carta (straccia) di cavarsela ancora con soli mille euro di multa. La seconda buona notizia è la mancata proroga del condono edilizio in Campania, che creava ancora maggiori problemi di cementificazione a una delle regioni italiane col tasso di abusivismo più alto.

Ma, al solito, nel calderone del Milleproroghe, che i politici usano abitualmente per far passare norme dannose ma all’apparenza innocue, le cattive notizie si annidano sempre. Tra queste, un bel regalo alle compagnie assicurative. Esse, infatti, non vedranno svalutati i titoli di Stato emessi, o garantiti, da Stati dell’Unione europea, potendoli incassare «in base al valore di iscrizione» invece che al «valore desumibile dall’andamento del mercato».

Ancora, se ce ne fosse bisogno, la discussione sul decreto ha mostrato con forza quanto la classe politica continui imperterrita, nonostante il protrarsi di questa gravissima crisi, a farsi letteralmente “gli affari suoi”. Quattro emendamenti, ritenuti inammissibili, riguardavano in massima parte il rimpiazzo di personale nella Pa per trasferimenti e passaggi di ruolo, senza ovviamente occuparsi della copertura finanziaria. L’ultimo, invece, riguardava l'Expo 2015 di Milano, e con esso il Pd chiedeva quattro milioni per «necessari interventi conservativi» del Duomo.

Quando si tratta di chiedere soldi, qualsiasi “milleproroghe” è buono.

(ss)


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