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Spese militari: meno aumenti, ma niente tagli

La ricetta del ministro della Difesa Giampaolo di Paola per «recuperare risorse per l’operatività e gli investimenti» nel suo settore passerebbe dalla riduzione del numero degli F35 da acquistare e da un taglio del personale pari al 20% in dieci anni.

L’acquisto di tali velivoli, che rientra nel programma “Joint Strike Fighter”, è tra le voci di spesa più alte ora al vaglio. L’accordo prevede che ne compriamo 131, mentre il ministro vorrebbe limitarsi a 40. Già questo, di per sé, non significa parlare di tagli: si tratta di spese aggiuntive che, anche se ridotte, andranno comunque a far lievitare i conti. L’Italia ha già investito 2,7 miliardi nel programma ma, non avendo ancora firmato alcun ordine d’acquisto, potrebbe tirarsi indietro senza alcuna penale. Cosa che già Norvegia, Canada, Australia e Turchia hanno fatto.

L’Italia, divenuta il secondo produttore mondiale di armi (dietro gli USA), non ci pensa proprio.

 

di Sara Santolini

(nel Quotidiano)

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