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Sicurezza sul lavoro? Ancora meno

Il decreto legge 5/2012 ha al suo interno delle norme degne di suscitare l'ira della piazza, se ci fosse ancora abbastanza gente con del buon sangue nelle vene. Una tra le peggiori riguarda la sicurezza sul lavoro, e praticamente la possibilità di eludere qualsiasi controllo grazie a una semplice autocertificazione.

La misura semplificherebbe la vita alle aziende che sono in possesso della Iso-9001, una certificazione di qualità che nulla ha a che vedere con i controlli dell'effettiva osservazione delle norme di sicurezza sul lavoro.

 «Leggere questo decreto scatena delle reazioni forti e dolorose: il solo pensare che sia sufficiente essere certificati per evitare controlli è francamente inaccettabile. Nel decreto si leggono inoltre passaggi incredibili. Si parla infatti di collaborazione amichevole con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità». Queste le parole di Antonio Boccuzzi, unico operaio sopravvissuto all’incendio alle acciaierie Thyssen Krupp del 2007, che oggi siede in parlamento. La strada è la stessa segnata da Tremonti - lo stesso che nell'agosto 2010 definì la sicurezza sul lavoro, salvo immediata smentita, «un lusso che non possiamo permetterci» - quando lo scopo era quello di tranquillizzare le aziende non proprio in pace con il Fisco: bisogna tagliare qualche costo inutile, fare delle scelte che facilitino la vita alle aziende vessate da controlli e costi aggiuntivi che ne frenano la produttività. Che poi questo significhi premiare gli evasori o rendere più semplice mettere a repentaglio la vita dei lavoratori, poco importa.  

Eppure, i personaggi politici del momento parlano sempre tanto di sicurezza sul lavoro (a favore di telecamera). È solo un modo come un altro per riempirsi la bocca di propositi lodevoli, e più o meno ambiziosi, agli occhi dell'opinione pubblica. E il nostro Paese, con 31 morti bianche solo nel mese di gennaio, ne avrebbe di strada da fare in questo senso. Invece tutto, dalla tutela della dignità del lavoratore a quella del lavoro in sé, è rimandato e rimandabile di fronte alla possibilità di far risparmiare qualche soldo alle imprese, in nome di una crescita che non c'è. Semplificando quello che al contrario avrebbe bisogno di rigore piuttosto che di facilitazioni.

(ss)

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