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Un “bandito” contro la mafia

È un ribelle vero, anche se lui preferisce essere definito “bandito”. Il concetto centrale resta: è un libero cittadino che ha deciso, più per vocazione che per mestiere, di indagare, sputtanare e denunciare la malavita organizzata e la politica che con questa mantiene relazioni pericolose. Christian Abbondanza ricorda, in questo, Peppino Impastato. Ha la sua stessa sfacciataggine, lo stesso coraggio, la stessa ironia, ma una migliore impostazione strategica, e mezzi tecnologici che l’eroe di Cinisi non aveva. Internet, anzitutto, con tutte le sue potenzialità.

Come Impastato, Abbondanza non ha indulgenza verso le soluzioni di compromesso. La sua è un’urgenza di legalità che spesso si trasforma in intransigenza. Quella che è richiesta quando sono necessari rimedi estremi a estremi mali. Da anni, tramite la sua associazione onlus “Casa della Legalità e della Cultura”, opera su tutto il nord Italia, svelando e denunciando la rete di affari e politica che la malavita organizzata meridionale ha costruito laddove l’iconografia del mafioso, ormai obsoleta, è quella in coppola e lupara. Abbondanza svela e dimostra che ora, specie al nord, la mafia gira in giacca e cravatta, si candida alle elezioni o si annida tra i fornitori degli enti pubblici locali.

Solo venerdì il Comune di Ventimiglia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Preceduto, nel marzo scorso, da un altro comune del ponente ligure, Bordighera. Abbondanza denunciava e documentava i legami pericolosi delle amministrazioni ponentine con la malavita meridionale già 18 mesi fa, a suon di faldoni, foto, video, risultanze, che i media di massa in gran parte ignoravano. Alla fine i magistrati hanno raccolto le sue denunce, le sue inchieste, tutte o quasi sempre pubblicate sul sito della “Casa della Legalità”, e il Ministero dell’Interno non ha potuto che prendere atto della situazione. E tanto altro c’è ancora da fare, e non solo in Liguria.

La lente investigativa di Abbondanza si spinge in Emilia, Piemonte, Lombardia, Veneto. Esattamente dove ‘ndragheta, camorra e mafia trovano terreno fertile per riciclare denaro, con la compiacenza dei politici locali. E il copione consolidato, alla pubblicazione di ogni dossier, è sempre lo stesso: quando va bene, Abbondanza riceve insulti, tentativi di delegittimazione, smentite senza prove a supporto. Quando va male, intimidazioni e minacce, e spesso querele, che in genere finiscono nel nulla.

Oppure finiscono per comprovare la giustezza delle sue denunce. Caso unico e inspiegabile, ad esempio, Abbondanza è apertamente detestato e osteggiato dal Movimento 5 Stelle di Genova, città dove la Casa della Legalità ha il suo quartier generale. Tempo fa Abbondanza aveva segnalato pubblicamente la mala gestione delle politiche del territorio fatte da una consigliera comunale e assessore provinciale di Genova, promotrice del M5S locale. La quale, a fronte delle critiche, aveva subito sporto querela, da “grillina” coerente (Grillo è contro l’uso intimidatorio delle querele). Settimana scorsa c’è stata la sentenza di primo grado: Abbondanza è stato assolto rispetto ai rilievi sulla mala gestione, che quindi vengono certificati come corretti, e condannato a una piccola ammenda per l’eccessiva sagacia con cui li aveva espressi. A riprova che la statura politica della grillina in questione è davvero infima, se dileggiarla pubblicamente costa poche centinaia di euro.

Ma tant’è l’anomalia resta. In tutta Italia, per la rete dei M5S, così come per tutta la resistenza sotterranea dei tanti ribelli, o aspiranti tali, sparsi tra i cittadini, Abbondanza è un punto di riferimento. Uno che ci mette del suo, e soprattutto rischia del suo. Raccoglie su di sé quel dovere di interesse, indagine e denuncia a cui ogni cittadino dovrebbe ottemperare, desiderando per sé e per la comunità il rispetto della legalità fondamentale per l’esercizio della libertà. Davanti a una società dormiente, emergono invece personaggi che, come Impastato o Abbondanza, si assumono la responsabilità di ricevere buste contenenti pallottole o di trovare topi con la schiena spezzata davanti alla porta di casa.

Così succede quando si vanno a toccare i gangli principali della commistione tra malavita, affari e politica. E alla fine ci si trova come lui, a vivere una vita ascetica, basata sui contributi volontari che i sostenitori della sua attività versano alla sua onlus, e con i quali di certo non fa una vita da nababbo. Alla fine, cercando con determinazione la legalità, in questo paese si resta soli, isolati, con la sola solidarietà dei collaboratori diretti, il supporto dei sostenitori e niente più. Sul campo di battaglia Abbondanza è sempre da solo, nonostante l’evidenza dei risultati. Ha i riflettori addosso solo quando si dimostra che aveva ragione, come nel caso di Ventimiglia. Finito il clamore, lui torna a lavorare, nel silenzio, esposto in prima persona.

Purtroppo Abbondanza bada al sodo, non è un fenomeno mediatico, non pubblica libri con Mondadori e non è amico di Fabio Fazio. Lui colpisce duro davvero, là dove alla mafia fa più male. E forse proprio per questo non si giova di alcun programma di protezione. La sua persona è vigilata, in realtà, ma solo presso il suo domicilio o presso la sede della sua associazione. Per strada è come tutti gli altri. Nonostante i risultati del suo lavoro, le richieste e gli appelli, anche autorevoli (qui), e nonostante le minacce quotidiane, il Comitato per l’ordine pubblico della Prefettura di Genova ancora, vergognosamente, non gli concede alcuna scorta o protezione. Questo, va detto, frenerebbe chiunque. Non Abbondanza, che sembra quasi divertirsi ad essere la bestia nera della malavita organizzata.

Non vorremmo essere complici del solito meccanismo attraverso il quale a un cittadino viene riconosciuto il suo impegno civile e politico quando viene trucidato, come accadde ad Impastato, fino alla santificazione postuma. Non vorremmo essere complici del disinteresse e dell’oscuramento da parte delle istituzioni e dei media dell’attività di persone come Abbondanza. Ricostruiremo quindi, domani e dopodomani, due tra le sue più importanti inchieste sulla mafia nel nord Italia, ascoltando poi un punto della situazione sul tema direttamente dalla sua voce. Nella convinzione che se ogni italiano esprimesse l’1% del suo impegno, questo sarebbe un paese di cui essere finalmente orgogliosi. Perché non avrebbe bisogno di eroi, come Impastato o come Abbondanza.

Davide Stasi

Roma, la neve, gli uomini. Finalmente

Rassegna stampa di ieri (03/02/2012)