Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Pdl & Pd: le elezioni su misura

Dopo la bocciatura del referendum da parte della Consulta, la legge elettorale è tornata esclusivamente nelle mani dei partiti. I quali, manco a dirlo, stanno cercando di salvare capra e cavoli: da un lato rabbonendo quegli ampi settori dell’elettorato che non hanno digerito il venire meno delle preferenze, e dall’altro conservando, o persino aumentando, i vantaggi che ritraevano dal famigerato Porcellum. Una partita che si gioca a molti livelli – sul complesso reticolo di interessi e di rivalità che lega i grandi schieramenti ai diversi partiti, come anche questi ultimi alla pletora dei loro esponenti di primo e di secondo piano – e che investe gli ancor più numerosi livelli del potere, tra poltrone, privilegi, immunità. E chi, soprattutto in un’epoca di incertezza come questa, vorrebbe perderli?

I partiti più forti, Pdl e Pd, visto minacciato il sistema bipolare che permetteva loro, bene o male, di rimanere in gioco anche in caso di sconfitta, hanno deciso dunque di fare fronte comune contro quelli più piccoli, che avrebbero da guadagnare solo dal proporzionale o dai giochi di coalizione. Le trattative sono ancora in altissimo mare, anche perché di certo nessuno dei contendenti si fida davvero dell’altro, ma nel comunicato che Pdl e Pd hanno diffuso al termine del loro incontro si legge che intanto «si è convenuto sulla necessità di cambiare l’attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Il nuovo sistema elettorale dovrà evitare la frantumazione della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenziale bipolare».

Ma sì, si saranno detti, restituiamo agli elettori almeno l’illusione di scegliersi i candidati attraverso le preferenze, che pure avevamo fatto sparire per poter stilare una bella lista tra di noi da riempire a nostro piacimento. L’importante è che in cambio di questa nostra apertura la si smetta di parlare di proporzionale, che non ci permetterebbe di gestire le alleanze e di essere sicuri, ancor prima delle elezioni, di restare ancorati alle nostre poltrone.

Perché è chiaro che i due partiti più grossi in regime di bipolarismo draghino i voti degli elettori di destra e di sinistra, diventando alternativamente maggioranza o opposizione. Il tutto in un’atmosfera di “collaborazione reciproca” che sarebbe auspicabile se riguardasse l’interesse del Paese, ma che diventa odiosa qualora si esaurisca in una specie di accordo di cartello tra oligopoli. L’unica cosa che può legare il Pdl di un Berlusconi che ha perso il suo smalto e il Pd di un Bersani che non ce l’ha mai avuto, oltre al succube sostegno al governo tecnico di Mario Monti, è una spartizione a priori di quello che resterà da gestire dopo la cura dimagrante imposta dalla Trojka. Non molto, magari, ma in meno fette lo dividi e meglio stai.
 
Sara Santolini

Putin dice che…

Primarie GOP. Terremoto Santorum