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Primarie GOP. Terremoto Santorum

I giochi sembravano fatti, con tre stati conquistati da Romney sui cinque consultati finora. Rick Santorum, invece spariglia le carte, e si aggiudica i consensi di Missouri, Minnesota e Colorado. Si tratta di un vero terremoto nello schieramento repubblicano: a questo punto niente è più scontato, come sembrava. E soprattutto sembra che le posizioni più estremistiche (il “Tea Party” favorisce nettamente il candidato italoamericano) possano pesare davvero all’interno del partito conservatore americano.

Ieri, come da programma, si sono tenute le votazioni interne ai tre stati in contemporanea, e a questo punto l’esito della corsa è apertissimo. Un’altra giornata cruciale sarà il 6 marzo, quando a votare saranno dieci stati: in ballo ci sono 476 delegati, e lì sì che un allungo e un’indicazione più o meno affidabile sul futuro sfidante di Obama saranno davvero possibili.

Romney in qualche modo si attendeva questo esito sorprendente: nelle ultime dichiarazioni aveva osservato che non è possibile vincere sempre e in ogni stato. Brucia comunque la dimensione della sconfitta, e la provenienza: a lasciarlo indietro non è il diretto inseguitore, Newt Gingrich, ma un candidato che sembrava destinato, anche per le sue posizioni radicali, a finire in coda. Invece, a quanto pare, le due anime del partito continuano a non trovare un punto d’incontro e a focalizzarsi su uno stesso candidato. Tutto, insomma, è ancora in gioco.

(ds)

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