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Dalla tessera del tifoso alla fidelity card

Illegittima, contestatissima e alla fine imposta, la tessera del tifoso vede ormai giungere definitivamente il proprio tramonto. La "schedatura mascherata", come l'aveva rinominata Massimo Fini all'indomani della sua nascita, ancor più odiosa perché imposta ai soli tifosi del "settore ospiti", e non dunque a chi può permettersi di pagarsi un biglietto "distinti", non ha temuto manifestazioni e opposizioni di tifosi e opinione pubblica ma ha cavalcato l'ondata di paura che le violenze allo stadio avevano provocato, rendendo alla fine possibile che chiunque volesse andare allo stadio dovesse procurarsi volontariamente una tessera. E anche adesso, che sembra destinata alla cestinatura, non c'è molto di cui rallegrarsi. Al suo posto, infatti, è prevista l'istituzione di una non meglio specificata "fidelity card". Questa nuova tessera dovrebbe, nelle intenzioni ufficiali del Governo, perdere definitivamente il suo aspetto inquisitore da schedatura, e trasformarsi in una carta dei servizi utile per ottenere sconti portando avanti un discorso di affiliazione con la Società della squadra del cuore (come se fosse questa e non la squadra in sé a interessare il tifoso). Esattamente come per i supermercati, dove attraverso le varie schede e raccolte punti i dati sensibili, le preferenze, i consumi dei clienti vengono sfruttati per studi di settore e quant'altro, lo stadio si trasformerà in una sorta di luogo di compravendita dove le squadre si sfideranno a colpi di offerte speciali. Una maglietta firmata dal campione del momento ogni tre biglietti in curva acquistati, o giù di lì. 

È l'ultimo atto di una trasformazione del calcio iniziata tanti anni fa, e ormai giunta al capolinea. Una volta sedevano vicini sugli spalti operai e imprenditori, accomunati per quei 90 minuti dalla passione per il calcio. Nessuno si sarebbe sognato di schedare i loro nomi, né loro avrebbero mai preferito restarsene a casa a vedere la partita in ciabatte. Ora i tifosi se ne stanno divisi in base a quanto possono spendere per il biglietto o l'abbonamento. Di ognuno di loro si conoscono nome, cognome, stato sociale, data di nascita, età, reddito. Inoltre la maggioranza assoluta degli amanti del calcio allo stadio non ci va mai, perché costa troppo o è "pericoloso", e alimenta l'impero di SKY e affini che vendono le partite in tv.

La verità è che la tessera del tifoso, in parte legata anche al favoritismo del calcio televisivo rispetto a quello da stadio, non è che un flop. A dicembre dello scorso anno il Consiglio di Stato ha accolto «l'appello presentato da Codacons e Federsupporter contro la decisione del Tar del Lazio [...]. (Essi) contestavano in particolare il fatto che per ottenere la tessera e, di conseguenza, abbonamenti e biglietti, i tifosi fossero costretti ad acquisire una carta di credito ricaricabile, circostanza che rischia di condizionare le scelte economiche dei tifosi/consumatori». A riprova che i fini erano ben lontani da quelli legati alla sicurezza e al riconoscimento dei tifosi violenti. E oggi, che la scusa comincia a andare segni di cedimento, la nuova fidelity card, dal nome così rassicurante, il Capo della Polizia Manganelli dichiara che manterrà «inalterate le sue caratteristiche fondamentali già evidenziatesi negli ultimi due campionati, a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti, sia per questo che per il prossimo campionato di calcio». Quello che è l'aspetto commerciale della storia verrà rafforzato tramite i meccanismi propri della grande distribuzione, mentre la schedatura mascherata resterà tale e quale. Con il presupposto che alla fine, stufi di tante complicazioni e pubblicità, anche quei pochi tifosi che preferiscono recarsi allo stadio piuttosto che restare in casa davanti alla tv, saranno psicologicamente costretti a desistere. 

Sara Santolini

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