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Erdogan vieta il Newroz

Erdogan, che si era battuto in nome della libertà di espressione in merito alla Francia sulla legge contro il negazionismo dei genocidi, in patria ha vietato le celebrazioni per il Newroz, il capodanno curdo.

Il Newroz è una antica festività indoeuropea - i curdi, ricordiamo, lo sono al pari degli iraniani e diversamente dai turchi - celebrata in ambiente iranico, e che coincide, grossomodo, con l’equinozio di primavera. Questa non è una peculiarità della regione, anche in Europa in marzo cadevano feste di rinnovamento della natura, Eostre (da qui Easter-Pasqua) fra germani, se non addirittura l’inizio dell’anno sacrale, come nell’antica Roma.

Anche i Turchi, quando occuparono la regione, posero l’inizio dell’anno il 1° marzo, conservando l’appropriazione islamica di una festa tradizionale più antica, come accaduto spesso anche per la cristianità, e che si era affermata anche in ambienti etnici “turco tatari”: Newroz è celebrato, infatti, in molte regioni e stati ex sovietici. Adesso, però, con questa decisione si è consumata la frattura definitiva coi curdi e le tradizioni preislamiche, la motivazione ufficiale? Rischio di attentati terroristici.

Motivazione abbastanza ipocrita, perché è nota la determinazione con la quale i turchi si oppongono alle istanze di libertà dei curdi, ma solo da dopo averli usati per liquidare gli armeni, e questo mentre si “battono” per quelle dei popoli che sono fuori dai loro confini. In pratica: i curdi sono terroristi da schiacciare, palestinesi e siriani ribelli da sostenere.

Ancora una volta emergono le contraddizioni di un paese che cerca di spacciarsi per democratico, ma dove religione ed appartenenza etnica si rivelano ogni giorno sempre più determinanti ed assumono anche connotazioni espansionistiche. Il divieto di Newroz, inoltre, va anche letto in funzione anti iraniana, perché la festività, pur se non di origine islamica, viene tuttora festeggiata.

Una scelta, questa di Erdogan, che non otterrà il risultato di evitare attentati, ma non è questo il reale obiettivo che palesemente è di fomentarli, così da dare al regime una buona scusa per mettere in atto una repressione assadiana, senza incorrere nelle ire dell’occidente o degli arabi.

Erdogan potrà forse riuscire nel suo gioco, ma, come ha detto il presidente del Partito della pace e la democrazia (BDP)*, Selahattin Demirtaş: “Né l’esercito, né la polizia, né la forza possono impedire la marcia del popolo curdo verso la libertà”.

Ferdinando Menconi

*Il BDP, non è una organizzazione “terroristica” come il PKK, ma un partito legalmente riconosciuto, anche se ostacolato al limite della persecuzione.

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