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15mila combattenti stranieri in Siria

Sarebbero “almeno 15mila” i combattenti stranieri in Siria secondo Mikhail Lebedev, il vice ambasciatore russo presso l'Onu a Ginevra, e tutti sarebbero schierati contro Assad. Se così fosse la trita tesi dei poveri civili indifesi sarebbe completamente sbugiardata, ma, per chi sapeva vedere senza gli occhiali delle propagande umanitarie, non c’era bisogno di questa dichiarazione, che aggiunge solo la quantificazione della destabilizzazione estera nella guerra civile.

Nulla di sostanzialmente nuovo per chi voleva sapere, quindi, ma è importante, dopo le fole della propaganda, che qualcuno puntualizzi che i ribelli “uccidono, torturano e intimidiscono i civili" e che "l'afflusso di terroristi da alcuni Paesi vicini è in crescendo”.

Accuse, queste russe, che non devono essere prive di fondamento e hanno probabilmente prove certe a suffragio, come dimostrerebbe il cambio di rotta sia dell’amministrazione statunitense che dell’ONU: il futuro della Siria è meglio non resti nelle mani di Assad, ma neppure deve cadere in mani straniere camuffate da ribellione.

 (fm)

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