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Serbia. Da Mosca crediti per 800 milioni

La vittoria di Nikolic, alle presidenziali serbe, era stata letta dai media occidentali come un disastro per la Serbia, che avrebbe così visto rallentato il suo salvifico iter di ingresso in Europa, costellato da continue umiliazioni per l’identità nazionale serba.

Disastro rischia di essere, in effetti, ma per l’Europa, visto che Putin avrebbe concesso un credito di 800 milioni di euro al governo di Belgrado, per la realizzazione di infrastrutture, una sciagura che alla Grecia piacerebbe poter vivere.

Il nocciolo della questione è proprio nell’obiettivo degli 800 milioni: la creazione di infrastrutture che vanno lette come “South Stream”, il gasdotto russo, visto come fumo agli occhi da eurocrati, USA e Ankara, che taglia fuori l’Ucraina e passerà per Belgrado, rendendo così la Serbia snodo strategico per le forniture del gas all’Europa.

La crisi dell’Euro ha, anche, fatto sì che Nikolic tirasse il freno a mano sulla prosecuzione dei negoziati per l’ingresso nella devastazione finanziaria europea: adesso si rischia che Bruxelles, dopo aver lungamente umiliato Belgrado, complice il vecchio governo serbo, dovrà adesso cominciare a corteggiare Nikolic, con conseguenze in Kossovo che potrebbero portare ad attriti in ambito NATO.

Il gas potrà essere un’arma determinante per il riconoscimento dei diritti dei serbi nel territorio occupato, con ripercussioni sui centri di reclutamento e addestramento delle varie guerriglie islamiche, siriana in primis, che hanno sede in Kossovo sotto gli occhi vigili della NATO.

Se questo è il prezzo per essere amici della Russia, le voci di avvicinamento di Atene a Mosca non sono, probabilmente, prive di fondamento: nulla è meglio di un credito infrastrutturale per far uscire una nazione dalla crisi, altro che “rigore”.

(fm)

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