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Siria: cristiani, vittime dimenticate

Nell’immane carnaio che è divenuta la Siria della guerra civile esiste una comunità sempre più discriminata ed a rischio, di cui poco si parla: quella cristiana.

Le ragioni di questa dimenticanza risiedono nel fatto che questa religione, presente nella regione da ben prima dell’Islam, non subiva alcuna persecuzione sotto il regime di Assad e che le intimidazioni sono cominciate dopo la rivolta, venendo messe in atto dalle frange più agguerrite dello schieramento sunnita.

Se il cristianesimo è spesso fin troppo invadente nella vita politica occidentale, soprattutto in Italia, non si può dimenticare, però, che altrove questa religione ed i suoi adepti possono essere oggetto di persecuzioni al limite del, per usare un termine loro caro, martirio.

Non è solo nel Niger dei Boku Haram che i cristiani sono a rischio, ma anche in Siria e proprio a causa di quei ribelli che godono dell’appoggio dell’Occidente, oltre a quello sunnita: novemila cristiani hanno dovuto lasciare Qusayr dopo che i minareti hanno incessantemente rilanciato l’ultimatum del capo degli insorti locali, Abdel Salam Harba, «i cristiani devono lasciare Qusayr entro sei giorni».

Questo non è un atto isolato, ma solo l’ultimo di una crescente persecuzione che colpisce una frangia di popolazione che rappresenta il dieci per cento dei siriani e che aderisce, in massima parte, alla Chiesa greco ortodossa di Antiochia.

La realtà siriana non è di ribelli buoni contro il cattivo Assad, non è una divisione in bianco e nero, esistono molte tonalità di grigio, un grigio molto scuro, però, dove è quasi impossibile scorgere dei “buoni”.

(fm)

Rassegna stampa di ieri (14/06/2012)

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