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Tunisia. I tumulti sono “colpa” dell’arte

L’appello alla Sharia di Al Zawahiri sarebbe responsabile solo in maniera marginale dei tumulti che stanno scuotendo la Tunisia: la scintilla sarebbe stata data da una mostra d’arte, tenutasi nei quartieri bene di Tunisi, giudicata blasfema dall’integralismo salafita.

La Primavera araba conferma, dunque, forti derive islamiste che nulla hanno a che vedere col desiderio di maggiore libertà, visto che anche quella dell’espressione artistica viene contestata con la violenza, ma questo non accade solo in Nord Africa: anche in Europa l’Islam è sempre meno criticabile, come l’accoltellamento di due poliziotti a Bruxelles, per punire il parlamento della legge anti burqa, conferma.

Ghannuchi, leader del partito Ennahda, islamico ma non integralista come i salafiti, imputa ai superstiti del regime di Ben Ali le sommosse, ritenendo che l’ancién régime cerchi di mettere in atto una controrivoluzione insieme alle frange islamiche più estremiste.

Il partito al potere non si è però limitato a questa accusa di prammatica, ma ha anche criticato l’estremismo salafita, pur continuando nel dialogo con questa forza non trascurabile, ed ha definito Al-Zawahiri, il successore di Bin Laden, «una catastrofe per l’Islam e i musulmani»: una risposta ferma e decisa all’ipotesi di introdurre la Sharia nel Paese.

Il leader di Ennahda ha mostrato la sensibilità di un moderato, alla guida di un partito confessionale apparentemente non troppo difforme da quelli presenti in gran numero anche in Europa. Ghannuchi sembra essere la tenue speranza che un Islam moderato possa uscire dalla Primavera araba, magari aiutato dal pragmatismo: egli ha chiesto, infatti, che il coprifuoco sia tolto, poiché ci si trova in piena stagione turistica e la Tunisia ha disperata necessità di rilanciare il settore, che tumulti e integralismo affosserebbero definitivamente.

Ferdinando Menconi

 

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