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Alta tensione in un Egitto senza Presidente

Ancora non sono stati diramati i risultati delle elezioni egiziane e proclamato il Presidente di un paese che resta senza parlamento, quindi senza alcuna autorità legale in carica: naturale che la tensione sia alta e stia salendo il rischio di scontri violenti.

Neppure i Fratelli Musulmani hanno pieno controllo della piazza, pertanto neppure le loro dichiarazioni, secondo le quali non si daranno a nessuna violenza anche se sarà eletto il loro avversario Ahmed Shafiq, sono sufficientemente tranquillizzanti. Anche perché essi danno per scontata la vittoria del loro candidato Mohamed Mursi, che, in assenza della proclamazione ufficiale da parte della giunta elettorale, è stato dichiarato Presidente da parte di una commissione di magistrati indipendenti.

Obama si è deciso, finalmente, a prendere una posizione ufficiale e, per bocca del  segretario di Stato Hillary Clinton, ha mandato a dire: «L’esercito deve assumere un ruolo adeguato, che non è quello di cercare di interferire, dominare o sovvertire l’autorità costituzionale».

Gli USA si schierano quindi per la legalità, non avendo alcun interesse a che vi sia uno scontro aperto fra militari e partiti: qualora avvenisse ne uscirebbero perdenti, non potrebbero mai appoggiare una giunta militare vittoriosa e non avrebbero più influenza sul paese se i militari fossero sconfitti e completamente estromessi dal potere.

La tensione rimane alta, ma per una volta la posizione statunitense e l’influenza dell’amministrazione di Washington, sia su militari che sui partiti, potrebbe riuscire a far abbassare i toni alle fazioni contrapposte ed allontanare il rischio di una guerra civile anche in Egitto: evento che non avvantaggerebbe nessuno, forse neppure i confinanti asiatici del paese senza Presidente e senza Parlamento.

(fm)

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