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La breve, importante visita di Putin in Israele

Nonostante la delicatezza della crisi siriana, il viaggio di Putin in Israele sta avvenendo nella quasi totale indifferenza dei media principali. Eppure egli è determinante nella gestione della crisi siriana e, nonostante il basso profilo che sta tenendo, lo Stato ebraico è anch’esso coinvolto nella questione, oltre ad essere centrale nella gestione dello scacchiere mediorientale, per tacere delle frizioni sul nucleare iraniano.

Forse è proprio per questo, oltre al fatto che poche informazioni sono trapelate dopo i primi incontri, che la stampa tace. Ma Putin è là, con la scusa di inaugurare un monumento al soldato dell’Armata Rossa, per sottolineare, col riconoscimento ebraico, che se l’occidente ha un debito verso gli USA per la sconfitta del nazifascismo, quel debito è anche verso la Russia, che ha pagato un tributo di sangue enorme e sostenuto uno sforzo incommensurabile e determinante per le sorti del conflitto.

È indubbio che Putin e Netanyahu abbiano parlato di Siria, ma da parte israeliana le uniche dichiarazioni sono di richiesta di più dure sanzioni contro Teheran, mentre il Presidente russo, pur non citando la Siria, anzi allargando la sua visione politica a tutta la Primavera araba, ha espresso l’auspicio, che assomiglia a un monito, che l’iter democratico in atto in quei paesi si attui in maniera «indipendente», senza interventi stranieri.

La visita di Putin non si esaurirà fra Tel Aviv e Gerusalemme, ma è previsto che prosegua anche nei territori occupati per terminare in Giordania. Al di là dalle eventuali dichiarazioni del leader, si tratta di una visita di Stato breve, ma di grande importanza e che, perciò, meriterebbe ben altra copertura mediatica.

(fm)

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