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SIGNORI, STIAMO DERAGLIANDO

Confindustria contro governi e Bce. Il capitalismo produttivo è ai ferri corti con l’alta finanza

Mancano pochissimi giorni al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, considerato un appuntamento cruciale, e il centro studi di Confindustria lancia l’allarme con un’analisi durissima. Ovviamente tira acqua al suo mulino, che è quello della crescita a ogni costo, ma è la spia di una divergenza sempre più evidente tra il mondo produttivo e quello finanziario.

Il succo è che le politiche rigoriste alimentano la recessione. Gli scenari europei «si stanno rivelando molto peggiori di quel che era stato previsto pochi mesi fa» e «le misure finora adottate da BCE e governi si sono dimostrate del tutto inadeguate». In altre parole: se i soldi pubblici li usi per pagare i debiti, o piuttosto gli interessi sui medesimi, non te ne restano più per rimettere in moto il Pil.

Poi, certo, bisognerebbe chiedersi perché le imprese non siano in grado di riuscirci da sole. Ma significherebbe mettere in discussione i dogmi, o le panzane, del “libero mercato”.

E questo, in Confindustria come a Palazzo Chigi o nella Bce, non si ha nessuna voglia di farlo.

LA SCHIAVITU' DEL DEBITO PUBBLICO E' STATA INVENTATA DI RECENTE

Giugno 2012 - anno 5 - Numero 45