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Gerry Scotti “for president”. E in troppi hanno abboccato

Pareva una battuta, e neanche delle migliori. Invece è stata presa sul serio, o quantomeno non è stata liquidata a priori come una palese corbelleria, tanto è vero che per accantonarla si è dovuto attendere che arrivasse la recisa smentita del diretto interessato.

Non doveva sembrare poi così assurdo, evidentemente: Gerry Scotti a capo del PdL, o di una lista civica collaterale che gli facesse da puntello, in modo da rilanciare la nuova immagine (sottolineato: immagine) del centrodestra berlusconiano (sottolineato: berlusconiano).

Le classiche logiche del marketing politico. Si prende atto che l’elettorato, ovverosia l’audience dei partiti, è in cerca di novità, e si provvede alla bisogna rettificando l’offerta. Al posto dei carrieristi di professione, più o meno noiosi e ormai screditati, ecco qua un personaggio simpatico e rassicurante: nelle intenzioni, una sorta di Grillo in versione analcolica. Altrettanto popolare e in quanto tale “autorevole”, ma su un registro completamente diverso. 

 

di Federico Zamboni

(nel Quotidiano)

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