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Israele: «Apri la mail, spia!»

Sandra Tamari, un’attivista  quacchera per la pace, è stata rispedita in USA come “terrorista” per essersi rifiutata di aprire la sua casella di posta elettronica all’aeroporto di Tel Aviv.

Al suo arrivo, considerando che era in Israele per una conferenza interreligiosa ed aveva precedenti pacifisti, la Tamari si è vista accendere il portatile da una guardia che, dopo aver digitato gmail.com, le ha intimato di accedere al suo account. Al rifiuto della cittadina statunitense di ottemperare ad un ordine illegittimo che viola i più elementari diritti, la guardia ha detto: «Bene, lei deve essere una terrorista. Ha qualcosa da nascondere», imponendole così di ripartire ma solo dopo una notte di detenzione, e non senza aver prima frugato in lungo e in largo nel computer, registrando dati su dati.

Episodi del genere risulta siano sempre più frequenti per chi cerchi di entrare in Israele, lo stato che si autoproclama l’unica democrazia del Medio oriente: evidentemente gli standard devono essere molto bassi da quelle parti, visto che anche chi tiene simili, vergognosi comportamenti può arrogarsi il diritto di definirsi democratico.

(fm)

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